In Valsassina la montagna si è fermata

Gli impianti di risalita ai Piani di Bobbio

L’aria fredda e pungente, quell’aria di montagna che “sa di buono”. Il sole che si riflette sulla neve bianchissima, costringendo a socchiudere gli occhi. E poi, un silenzio assordante. Mancano tutti quei suoni che a gennaio animano una stazione sciistica. Il brontolio della funivia, l’urlo gioioso di un bimbo spericolato, la lamina dello sci che gratta la neve, il bip metallico dei tornelli della seggiovia.
La motoslitta ci ha portato fino a quasi duemila metri di quota. Siamo ai Piani di Bobbio, in provincia di Lecco. La stazione sciistica della Valsassina, popolata di solito da migliaia di lombardi.
Ora, però, gli unici a popolare la montagna sono pochi escursionisti o scialpinisti, che risalgono le piste con calma e si godono, loro sì, le piste deserte. Le seggiovie sono ferme, i piattelli degli skilift, appesi immobili alla fune d’acciaio, vengono scossi solo da qualche fiato di vento. È una sensazione strana. Se, da una parte, l’inusuale silenzio di una stazione sciistica spenta è affascinante, dall’altra è l’immagine triste e perfetta del periodo di sospensione forzata imposto dal Coronavirus. È come se il mondo si fosse fermato. Il turismo invernale ha bruscamente interrotto la sua routine, ciclica, che ogni anno porta migliaia di persone a popolare quegli altipiani attrezzati di tutto punto. Milanesi, varesini, brianzoli, comaschi e lecchesi, vestiti con tute sgargianti, tra uno slalom e un panino in rifugio, nei mesi invernali alimentano con i loro consumi un’intera filiera.

Un miliardo di euro l’anno
Un volume d’affari che supera in Lombardia il miliardo di euro in un anno. Soldi che servono a pagare stipendi, spese, investimenti. Hotel, ristoranti, maestri di sci, negozi di attrezzatura. Un miliardo di euro del quale, per ora, il turismo della montagna ha visto solamente le briciole.
Gli impianti non hanno riaperto. Se ne riparlerà forse il 15 febbraio, se la situazione non dovesse peggiorare. Sono saltate le feste di Natale, periodo d’oro per le stazioni sciistiche. Sono saltati gennaio e febbraio, due mesi di settimane bianche. E, ironia della sorte, le montagne lombarde non avevano mai visto così tanta neve come quest’anno.
Alla partenza delle funivie di Bobbio ci riceve Massimo Fossati, il numero due italiano del settore. È amministratore delegato di Itb Spa, che gestisce i comprensori di Piani di Bobbio-Valtorta, di Artavaggio, d’Erna e delle Betulle: è presidente regionale e vicepresidente italiano dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari.
«Purtroppo viviamo un momento di grande di incertezza – dice Fossati – Continuano a spostarci la data di presunta di apertura e manca il protocollo da applicare per riaprire gli impianti di risalita. Noi siamo pronti, non possiamo rimanere in questo limbo nel quale continuiamo a spendere soldi per adeguarci alla riapertura ma poi non riceviamo il via libera».
I piani di Bobbio normalmente ricevono 8-9mila persone, in un giorno festivo invernale di bel tempo. Lo ski service della stazione noleggia, durante un sabato o una domenica, circa 600 paia di sci al giorno.
«Quest’anno non è uscito nemmeno un paio di sci – conclude Fossati – Speriamo che vengano erogati ristori adeguati. Se la filiera della montagna e gli impianti di risalita dovessero andare in crisi, e già sono in difficoltà, si creerebbe un danno per tutto il turismo lombardo».

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