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In vendita prodotti asiatici ed europei

(f.bar.) Addio alle castagne autoctone. Sui banchi di frutta e verdura della città sta diventando sempre più difficile intercettare marroni “made in Como”. Ma non solo. Se ne trovano sempre di meno anche di origine italiana. Il cinipide, infatti, ha devastato le produzioni, aprendo il campo all’arrivo di castagne da ogni parte del mondo. E quelle più grosse, oggi visibili nei negozi cittadini, provengono dalla Cina, patria anche della vespa killer.«Quelle più grandi vengono solitamente

bollite – dicono da “Zago frutta e verdura” – E noi abbiamo quelle cinesi. Buone e gustose. Mentre le più piccole sono le classiche caldarroste. Oggi di prodotto italiano ne abbiamo poco e arriva, almeno nel mio caso, da Avellino. Le altre sono prevalentemente cinesi e francesi». Non sono invece drasticamente cambiati i prezzi di vendita. «In media se ne può acquistare un chilogrammo a un prezzo variabile tra 5 e 7,50 euro. Dipende dalla qualità e dal tipo. I prezzi non sono aumentati in maniera eccessiva, ma lieve».Dunque questo prodotto non è sparito dai banchi ma è difficile trovare frutti locali. E lo sanno bene anche gli organizzatori delle sagre paesane che in questo periodo si lamentano per la scarsità di castagne necessarie per allestire le tradizionali feste. «In effetti è un allarme esistente. Non solo qui ma, ad esempio, anche in Valtellina», sottolinea Alessandro Rapella, esperto di Ersaf Lombardia, l’Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste.La conferma della scarsità di castagne locali arriva anche da un altro fruttivendolo cittadino. «Quelle locali sono letteralmente sparite. Poco tempo fa in commercio siamo riusciti a trovarle, ma erano poche. E in molti casi erano in parte nere e rovinate e quindi non le abbiamo più comprate. Il rischio era di venderle ai nostri clienti e deluderli – spiegano dal negozio “Frutteria” – Quelle più vendute arrivano dalla Spagna e dalla Grecia. Sono castagne molto belle e gustose, che vanno per la maggiore. I prezzi oscillano tra 7,80 e 8,80 euro al chilogrammo. I rincari sono comunque stati lievi».

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