Cronaca

Incastrato da una chiazza di sudore. Trovato il Dna del rapinatore

altGià preso il complice
In manette il 33enne che colpì a Carugo nel settembre 2012
A far crollare il castello è stata una chiazza di sudore lasciata sull’auto subito dopo la rapina alla filiale di Carugo del Banco di Desio (il 12 settembre 2012). Un reperto rilevato dai carabinieri del nucleo investigativo di Como che, inviato ai Ris di Parma, ha permesso di estrarre un profilo genetico da comparare con quello di un sospettato.

È stato questo l’elemento chiave che ha permesso ai militari e al pm Mariano Fadda di chiedere e ottenere dal giudice delle indagini preliminari Ferdinando Buatier de Mongeot una ordinanza di custodia cautelare in carcere per un 33enne nato a Napoli e residente a Milano, Cosimo Trancone, accusato della rapina in concorso con un altro uomo di 51 anni già arrestato in precedenza (Vincenzo Zuffrano). Quel giorno i due nel commettere il colpo vennero ripresi dalle telecamere di sicurezza. Ma se per il primo sospettato, il 51enne, era bastato un riscontro ottenuto nelle settimane scorse (ovvero lo scaldacollo bianco che indossava macchiato con l’inchiostro rosso della mazzetta civetta esplosa mentre i rapinatori fuggivano) per il 33enne si è dovuto attendere l’esito del Dna. 

 

Nell’auto utilizzata dai banditi (rubata) era infatti stata repertata dai carabinieri sia la mazzetta civetta, sia un cappellino, sia una chiazza di sudore. E proprio da quest’ultimo elemento è stato ottenuto il profilo genetico del malvivente che è poi risultato corrispondente a quello del 33enne. Che tra l’altro, in precedenza, era stato anche riconosciuto dai presenti in banca come uno dei rapinatori. L’uomo incautamente agì coperto solo da occhiali da sole. Ma non è finita qui, perché una volta ottenuto il nome e il cognome attribuibile al profilo genetico, il Ris è riuscito a collegare il 33enne anche ad una precedente tentata rapina che era stata commessa a Colorno (Parma) nella filiale della Banca Popolare di Lodi. In quel caso il malvivente morse alla spalla uno dei dipendenti della banca. Dalla camicia di quest’ultimo – che fu acquisita dai carabinieri – vennero estratti la saliva e il profilo genetico di un uomo che fino alle scorse ore era rimasto senza nome e cognome in quanto “sconosciuto”. Con l’ordinanza della Procura di Como, ora, il 33enne si trova dunque a rispondere della rapina di Carugo in concorso con il complice 51enne, ma anche della ricettazione dell’auto recuperata sempre a Carugo e pure della tentata rapina andata in scena nel Parmense il 9 aprile del 2012.

Mauro Peverelli

Nella foto:
gli uomini del nucleo investigativo di Como. 
24 Mag 2014

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