Incendio a San Fedele: brucia un crocifisso del '600

La basilica in centro – Possibili cause accidentali, ma non si esclude il dolo
I danni non sarebbero irreparabili. Il rogo è stato segnalato alle forze dell’ordine

Un crocifisso ligneo del ’600, appeso in una nicchia della basilica di San Fedele, è andato in fiamme nei giorni scorsi. Incerte le cause del rogo: l’incendio potrebbe infatti essersi sviluppato sia per un gesto vandalico, sia per un fatto del tutto accidentale. Sotto il crocifisso, infatti, è stata trovata una candela votiva messa con un po’ di cera su un inginocchiatoio che probabilmente, cadendo, ha dato il via alle fiamme. Una leggerezza che non è escluso possa essere stata commessa da un fedele.
A dare l’allarme, a incendio già divampato, è stato un giovane entrato nella basilica. Monsignor Carlo Calori, responsabile
 della parrocchia del centro città cui fa capo San Fedele, ha comunque segnalato l’accaduto alle forze dell’ordine, oltre ovviamente all’ufficio diocesano di arte sacra. 
Il crocifisso, per il momento, è stato spostato e messo in sagrestia.
I danni non sarebbero ingenti: la parte lignea sarebbe quasi del tutto integra, mentre i problemi maggiori riguarderebbero i piccoli inserti in vetro esplosi per il calore. Molto evidente, soprattutto per chi entra in basilica da via Vittorio Emanuele, il segno che le fiamme hanno lasciato sul muro.
Non è la prima volta che viene colpita la basilica posta nel cuore di Como. «Quanto accaduto non è, a mio avviso, un episodio riconducibile ai vandali ma a una disattenzione – dice proprio monsignor Calori – Paghiamo probabilmente l’ingenuità di chi ha messo una candelina con un po’ di cera sulla panca usata dai fedeli per inginocchiarsi in raccoglimento e in preghiera. La candela si è coricata e ha dato fuoco al crocifisso».
Un’opera, come detto, databile intorno al ’600.
«Ho comunque avvisato, oltre alle forze dell’ordine, anche l’ufficio diocesano di arte sacra che  provvederà a restaurarlo – ha poi proseguito don Calori – Chiederò anche di provvedere a sistemare al meglio l’area interessata dall’incendio, perché non è decoroso che chi entra in chiesa da via Vittorio Emanuele trovi le macchie di fiamme e fumo». «In basilica – è la conclusione – in passato abbiamo avuto molti atti vandalici:  è stato dato alle fiamme un confessionale, due volte l’altare di San Guido, e due Madonne nell’arcosoglio sono state sfregiate».
Senza dimenticare gli affreschi imbrattati nel maggio del 2008.

Mauro Peverelli

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