Inchiesta Croce Rossa: al vaglio fatture per un milione e mezzo

Sede della Croce Rossa di Como via Italia Libera

Sarebbe di 1 milione e 445 mila euro la somma complessiva delle fatture emesse dalla Croce Rossa – Comitato provinciale di Como e dei comitati locali di Como e Lipomo – che deriverebbero tuttavia da «operazioni in tutto o in parte inesistenti». La cifra compare nelle carte dell’inchiesta sull’ex presidente Matteo Fois, indagato dalla Procura di Como per ipotesi di reato che parlano di peculato, ma anche di falso e turbativa d’asta, accuse queste ultime due che nascono da una segnalazione inviata al palazzo di giustizia dal Comune di Como. Tra le contestazioni c’è però anche quella dell’utilizzo di fatture per operazioni ritenute dall’accusa inesistenti.


Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della guardia di finanza, su mandato del pm Pasquale Addesso, nella giornata di martedì ha passato al setaccio la sede della Croce Rossa di via Italia Libera, ma anche quelle di Lipomo e di San Fedele, oltre alla casa dell’ex presidente.
Iscritti sul registro degli indagati, coinvolti – secondo l’accusa – nel presunto giro di false fatturazioni, ci sarebbero anche il titolare di una impresa di Grandola ed Uniti, il titolare di una seconda impresa edile di Como e un uomo e una donna di una terza srl con sede in città nel frattempo dichiarata fallita dal Tribunale con sentenza dell’8 agosto 2019. Solo a questa ultima società, la Procura contesta fatture dubbie per un ammontare di 938.926 euro, emesse in un periodo compreso tra il 2015 e il 2020. La tesi su cui sta lavorando la guardia di finanza, è che parte di quelle presunte false fatturazioni sia poi rientrata in nero nei conti correnti dell’ex presidente, ricostruzione che tuttavia viene smentita completamente dalla difesa che ora potrà valutare come difendersi di fronte a queste accuse mosse dal pm Addesso.


Le Fiamme Gialle infatti, controllando i movimenti dei conti correnti dell’ex presidente della Croce Rossa di Como, avrebbero verificato cospicue somme di denaro contante versate nelle disponibilità dell’indagato, senza però che queste potessero essere compatibili con i redditi dichiarati.
Una seconda parte dell’inchiesta, ritenuta non meno importante, avrebbe poi riguardato una segnalazione giunta direttamente dal Comune di Como, settore Appalti.
Atto che risalirebbe al mese di marzo del 2020.
Al vaglio ci sarebbe una procedura di gara pubblica – cui la Croce Rossa Comitato provinciale di Como aveva partecipato – per l’affidamento in gestione del servizio di telesoccorso per anziani e disabili.
Per la Procura – che contesta il falso ideologico e la turbativa – la Cri avrebbe attestato falsamente di avere avuto i requisiti richiesti (ovvero «capacità tecnico-professionali») senza però averli.

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