Inchiesta penale su Comune e Casinò, accuse “cancellate”: ecco i perché

Casinò Campione d'Italia

La nuova formulazione dell’abuso d’ufficio del 2020, che ha ristretto di molto la materia del contendere; anticipazioni di tesoreria «espressive di forte criticità per l’operato dell’ente» ma che non segnalerebbero la violazione dei limiti massimi previsti; «violazioni di legge» che portarono un «vantaggio ingiusto per la casa da gioco» e un «danno ingiusto per il Comune» che tuttavia sono «certamente estinti per prescrizione».

Ed infine, «un improprio scambio di favori» tra due funzionari del Comune – in merito a una falsa residenza a Campione d’Italia – scovato tramite intercettazioni che «non possono essere utilizzate». È questa, in poche parole, la sintesi della sentenza che ha portato alla complessa decisione del giudice dell’udienza preliminare di Como, Andrea Giudici, che ha mandato sì a processo diversi imputati in merito alle vicende che portarono alla crisi finanziaria del Casinò di Campione d’Italia e alle difficoltà del comune affacciato sul Ceresio, ma che ne ha assolti altrettanti per diversi capi di imputazione che erano stati contestati dalla Procura lariana. Le motivazioni della sentenza sono state rese note nelle scorse ore.

Sono stati tantissimi i capi di imputazione affrontati dal gup, e tantissime (17) anche le persone finite in aula, tra cui due ex sindaci. Un dispositivo complicato, per cui è stato poi necessario “spuntare” dal capo di imputazione quello che era rimasto e quello per cui invece era stato decretato il «non luogo a procedere». La vicenda è ovviamente quella penale che aveva riguardato e scandagliato i conti in dissesto del Casinò di Campione d’Italia.
L’epilogo è stato di due capi di imputazione completamente “cancellati” (quasi tre), e di altri ridotti.
Per altri c’era stato invece – come richiesto dalla pubblica accusa – il rinvio a giudizio fissato, per il 12 aprile del 2022.
In aula ci saranno anche due ex sindaci, Roberto Salmoiraghi e Maria Paola Rita Piccaluga. Tra i reati rimasti – cui saranno chiamati a rispondere a vario titolo gli indagati – ci sono una serie di abusi d’ufficio e falsi in atto pubblico e in bilancio, questi ultimi per gli anni 2014 e 2015.
Molte altre contestazioni tuttavia – come detto – sono cadute di fronte al vaglio del giudice di Como. Anche grazie alla modifica dell’abuso d’ufficio nel 2020: «La norma è stata riscritta – spiega il gup – restringendone chiaramente l’ambito di applicazione, con un’eco rispetto alla quale le imputazioni di cui si discute paiono rimaste sorprendentemente sorde». C’è poi un’ampia parte – proprio in tale ambito – che riguarda le modifiche della convenzione tra Casinò e Comune che «quand’anche lesive per gli interessi finanziari del Comune, non si traducono in alcuna violazione di legge perché la legge non disciplina la convenzione ma si limita a prevederne l’esistenza». Riduzione del contributo al Comune – fatto «arbitrariamente e in assenza di base normativa» e soprattutto «contrario all’interesse» pubblico – che risale tuttavia a una deliberazione del gennaio 2013 che dunque è prescritta.

Infine, c’è il «non luogo a procedere» per una accusa di corruzione tra due funzionari del Comune per uno scambio di favori tra una presunta residenza falsa non verificata appositamente e una archiviazione di un procedimento disciplinare. Un «improprio scambio di favori – scrive il gup – Un interesse spicciolo, egoistico dei due funzionari coinvolti» che tuttavia si baserebbe su alcune intercettazioni «che non possono essere utilizzate», portando dunque al «non luogo a procedere» per un capo di imputazione «rimasto privo di prove utilizzabili a sostegno».

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