Inchiesta su prodotti contraffatti: in aula quaranta imputati

1tribI numeri dell’inchiesta sono impressionanti. Oltre 100mila capi contraffatti di tutte le maggiori marche della moda, e quaranta imputati tra chi confezionava e importava le “patacche” e chi le rivendeva nei propri negozi a ignari clienti. Ma impressionanti sono anche i numeri dei tempi della giustizia che, dopo tre anni di indagini e altrettanto di processo svolto a Bergamo – perché là si riteneva ci fosse la base dell’associazione per delinquere (cosa poi non provata) – ha rimandato tutto a Como, facendo ripartire il fascicolo dall’udienza preliminare, in quanto i giudici hanno ritenuto competente il tribunale lariano dove avvenne il primo maxi sequestro (a Maslianico) della vicenda.

Così, di fronte al giudice Nicoletta Cremona, sono sfilati i 40 imputati. A 18 persone viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e al commercio di prodotti con i marchi contraffatti. Tra questi anche un 56enne con un magazzino a Montano Lucino dove furono rinvenuti 1.798 capi e oggetti “tarocchi”. Sarebbero stati questi imputati, secondo la tesi dell’accusa, a organizzare la produzione e l’importazione dei prodotti contraffatti che poi venivano smerciati in Italia raggiungendo i negozi di tutta la penisola.
Gli altri 22 finiti in aula sono proprio i negozianti o comunque i commercianti trovati in possesso dei prodotti contraffatti. Questi ultimi devono rispondere a vario titolo di ricettazione e commercio di marchi “tarocchi”. Una accusa che, se fosse confermata, porterebbe a ritenere che nei negozi e nei punti vendita degli interessati era commercializzata merce contraffatta pagata tuttavia come se fossero prodotti di grandi firme.

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