Cronaca

Inchiesta sulla polizia stradale di Como. Indagini chiuse: in 23 rischiano il processo

altTra le accuse spunta un finto certificato medico per far togliere una multa
(m.pv.) Indagini chiuse e notifiche spedite a tutti e 23 gli indagati, con la sola eccezione della vicenda della presunta falsa ricostruzione dell’incidente stradale di Brunate, le cui carte sono state stralciate e fatte confluire in un fascicolo a parte. La Procura di Como, pubblico ministero Massimo Astori, ha messo la firma in calce alla prima parte della maxi-inchiesta sulla polizia stradale lariana. Una indagine che, lo scorso marzo, quando andò in scena il blitz, sconvolse la città decapitando

i vertici del corpo, ovvero il comandante Patrizio Compostella e il vice Gian Piero Pisani. Ma con i loro nomi, sul registro degli indagati, sono rimasti scritti anche quelli di altri 18 agenti, più il responsabile dell’ufficio verbali della polizia locale di Como e due impiegati civili del ministero in servizio alla stradale.
Le vicende sono ormai note e riguardano diversi capi di imputazione in merito a multe fatte togliere oppure a contravvenzioni mai notificate agli automobilisti pizzicati in fallo. Ora le difese degli indagati avranno tre settimane di tempo per far pervenire alla Procura le proprie controdeduzioni, oppure per far interrogare gli assistiti. Al termine di questo periodo, la parola passerà di nuovo al pm che valuterà se chiedere o meno il processo.
Un dato salta subito all’occhio rispetto a ciò che era trapelato dopo la notifica dell’ordinanza di custodia cautelare che portò allo scoperto l’indagine (fino ad allora segreta) con il blitz di cui abbiamo già scritto. In merito alla contestazione al capo A, infatti (l’ipotesi di reato è di falso), le multe non contestate e relative al Tutor lungo l’autostrada da Bergamo a Milano sono ulteriormente lievitate passando da 1.463 alle attuali 1.746. Per un danno erariale che, dunque, dovrebbe essere superiore a quello stabilito inizialmente di 316mila euro. Ma nelle contestazioni avanzate dal pm è rimasta anche l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio relativa a una serie di di contravvenzioni rimediate dagli agenti della stradale (poi indagati) lungo via Italia Libera (dove c’è la sede del corpo) e fatte togliere con la scusa dei motivi di servizio che in realtà, secondo la tesi dell’accusa, non sussisterebbero. Non mancano infine le accuse sull’uso oltre le regole dell’auto di servizio e per motivi del tutto personali – come andare al “Casta Diva” per farsi firmare autografi da attori stranieri – oppure una serie di violazioni al Codice della Strada (con punti della patente tolti) rimediate con la giustificazione dei «motivi di servizio» anche se, secondo la Procura, l’agente era in ferie o a riposo e si trovava al volante non di un’auto della polizia ma della propria. Nella chiusura delle indagini è emersa un’ultima contestazione ancora non nota: quella relativa a un falso certificato medico relativo al malessere di un bambino, presentato per giustificare il passaggio a un semaforo con il rosso. Fatto che avrebbe gettato il guidatore in uno «stato di forte apprensione». Per il pm, invece, quel malessere fu inventato e pure il professionista avrebbe disconosciuto di aver mai firmato il certificato medico.

Nella foto:
La Procura di Como ha chiuso le indagini sulla prima parte della vicenda della Stradale
21 ottobre 2014

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