Inchieste e Lega Nord in rivolta. Ma sul Lario Cielle è con il Celeste

Bruni, Tambini e Briccola: «Il voto anticipato è un errore»
Il tifone politico e giudiziario che si sta abbattendo sulla Regione è forte. Probabilmente senza precedenti simili nei 17 anni di “regno” al Pirellone di Roberto Formigoni, l’uomo simbolo di Comunione e Liberazione in Lombardia. Negli ultimi giorni, l’arresto dell’assessore Domenico Zambetti, accusato di aver comprato dalla ’ndrangheta un pacchetto di 4mila voti per le elezioni del 2010, ha assestato un colpo forse decisivo agli equilibri politici del Pirellone. La “ribellione” della Lega
Nord, decisa a tornare alle urne al massimo entro aprile 2013 ha completato il quadro. Tanto da far presumere l’imminente fine dell’era formigoniana iniziata nel lontanissimo 1995.
In questo quadro, i formigoniani lariani cosa dicono? Semplice: nessuno scarica il Celeste. Anzi.
Il primo a esporsi è l’ex sindaco di Como, Stefano Bruni, da sempre vicino al governatore e uomo di punta di Cielle sul Lario.
«Mi pare che si stia vivendo una situazione paradossale – ha affermato l’ex primo cittadino – La Regione Lombardia e il suo territorio sono amministrati bene, lo ammettono tutti. Anche i detrattori della maggioranza e di Formigoni stesso non possono negare il buon lavoro di questi anni. Poi, però, per fattori che non c’entrano con l’amministrazione, la continuità del mandato viene messa in discussione a tal punto da sostenere che sta per chiudersi un’epoca». Difficile, però, scindere così nettamente l’opera di governo dalle infinite grane giudiziarie che hanno falcidiato giunta e maggioranza del Pirellone negli ultimi tempi (la condanna del consigliere lariano Gianluca Rinaldin a 2 anni e mezzo e il caso Zambetti sono soltanto le ultime due).
«Nessuno nasconde che questi casi abbiano creato una percezione negativa dell’ente nel suo complesso – ha affermato Bruni – E capisco che, di pancia, si possa invocare il voto come una sorta di panacea. Ma non può essere così semplice. Si rischia di gettare il bambino, ovvero il buon governo di Formigoni, con l’acqua sporca, cioè tutto quello che di brutto e gravissimo abbiamo letto in questi giorni. Sarebbe un danno per i lombardi interrompere il mandato, si rischierebbe di imitare Tafazzi». Diciassette anni, però, restano tanti alla guida della Regione. Non basterebbe questa considerazione a porre fine al quarto mandato Formigoni? «No, il tempo non può essere un giudice a sé. Sono i risultati a dover essere giudicati». Bruni, poi, non esclude di “tornare in pista” nel caso di voto anticipato per il Pirellone.
«La mia idea – ha affermato l’ex sindaco – era stare fuori dai giochi per un anno, un anno e mezzo. Ma non ho mai nascosto che la politica mi interessi sempre. E se mai dovessero esserci le condizioni a breve, ci penserò e valuterò».
Patrizio Tambini, vice coordinatore del Pdl comasco, esprime concetti molto simili. «In caso di voto anticipato – dice l’ex assessore provinciale – si potrebbe parlare di fine di un’epoca soltanto in relazione alla figura stessa di Formigoni, non certo per un modello di gestione politica e amministrativa di cui tutti hanno riconosciuto l’eccellenza. Non credo che, in assoluto, la fine del mandato in questa fase sia una buona cosa per i cittadini lombardi, ma concordo con il governatore sul fatto che passare 6 mesi sulla corda non gioverebbe a nessuno. In quel caso, meglio andare alle urne». Sulla tesi, sostenuta diffusamente, che le sole numerose inchieste aperte sul Pirellone dovrebbero spingere Formigoni a lasciare, Tambini è netto. «Quanto volte il presidente è già stato al centro di inchieste risolte in nulla? Decisioni del genere spettano soltanto alla sensibilità dei singoli e al coinvolgimento eventuale nei fatti. Che, però, nel caso di Formigoni mi pare escluso».
L’imprenditore Attilio Briccola, ex presidente della Cdo lariana, arriva addirittura a dire che «è vero che agli italiani piace farsi del male, ma gettare a mare l’esperienza dell’ente meglio governato d’Italia da 17 anni a questa parte sarebbe follia. Come imprenditore – aggiunge Briccola – dico che ai lombardi serve tutto tranne che un periodo di campagna elettorale. Detto questo, se a causa delle inchieste o della Lega, la prospettiva per andare avanti sarebbe una polemica continua e inconcludente, allora sicuramente sarebbe necessario tornare alle urne». Sulla questione giudiziaria, Briccola dice che «Formigoni dovrebbe lasciare soltanto se coinvolto direttamente. Il fatto che consiglieri o assessori dello stesso partito siano coinvolti è grave, ma se il presidente è stato tradito nella fiducia e non sapeva delle vicende emerse, non si può invocare le dimissioni».
Infine, sulla possibile fine di un’epoca, Briccola afferma che «non è Formigoni che ha portato Cielle al potere. Semmai, è il movimento che ha aiutato il presidente. Quindi non si chiude alcuna epoca».

Emanuele Caso

Nella foto:
Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è al vertice del Pirellone ininterrottamente dal lontano 1995

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