Incidente mortale nella Repubblica Dominicana. In realtà viveva tranquillamente a Como

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Per le assicurazioni, per l’Ambasciata italiana e anche per l’anagrafe del Comune di Como, quell’uomo era morto il 23 maggio del 2012 in un drammatico incidente stradale a Santiago, provincia della Repubblica Dominicana.
Un decesso avvenuto per «incidente di traffico, infarto acuto e trauma cerebrale». Con tanto di attestazione dell’incidente da parte della polizia nazionale di Santiago a firma di un primo tenente e pure di un testimone, tal Joselito Antonio Checo Vasquez.
In realtà le cose non stavano proprio così. Nel senso che con il morto ognuno di noi avrebbe tranquillamente potuto bere un caffè al bar del centro, in quanto morto non lo era affatto. Al massimo, di “defunto” c’era solo il suo vecchio nome, tramutato per magia in un nuovo nome francese, André Claude Paravano, con tanto di passaporto rilasciato dalle competenti autorità transalpine l’8 marzo del 2005. Bene, tutto questo era solo un clamoroso falso. L’incidente nella Repubblica Dominicana, i verbali del sinistro mortale, anche il passaporto francese. Quest’ultimo, a dir la verità, era originale ma sopra era stata apposta un’altra foto. La Procura di Como – pubblico ministero Antonio Nalesso – ha chiuso in queste ore una complicata inchiesta internazionale che ha finito con lo stanare una incredibile truffa ai danni delle assicurazioni con almeno tre persone coinvolte. Il finto morto ovviamente, che è un 56enne di Como, il suo complice 26enne sempre di Como (ovvero l’intestatario del testamento e il beneficiario delle assicurazioni sulla vita), e anche una 65enne che fece confluire i soldi sui suoi conti per poi girarli in Svizzera. Già, perché, ovviamente, prima di morire il 56enne aveva stipulato quattro polizze sulla vita con quattro assicurazioni diverse, per importi di 600mila, 820mila, un milione e 350mila euro. Una sola di queste, l’ultima, anche riscossa prima che il raggiro venisse a galla. I reati contestati vanno appunto (a vario titolo a seconda della persona coinvolta) dalla frode alle assicurazioni al falso, passando per la ricettazione e il riciclaggio. Ora toccherà alle difese, in questi 20 giorni a loro disposizione (avvocati Daniela Danieli, Stefano Fagetti, Pietro Mario Vimercati e Dino Moralli), cercare di contrastare le tesi dell’accusa già condensate nella chiusura delle indagini notificata in queste ore. Tra i documenti che sarebbero stati falsificati per giustificare la finta morte ci sarebbero anche una relazione preliminare sulla rimozione del corpo, l’autopsia di un fantomatico incaricato dell’ospedale di Santiago e pure la certificazione dell’avvenuta cremazione del cadavere che sarebbe avvenuta il 27 maggio 2012 sempre nella Repubblica Dominicana.
Mauro Peverelli

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