Incidente mortale sulla Regina a Laglio. A processo quattro tecnici dell’Anas

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Il dramma di Ambra
La vittima cadde dalla moto e finì contro il guardrail. In aula anche il ragazzo che guidava

Ci sono anche quattro tecnici dell’Anas tra i cinque imputati per l’incidente mortale andato in scena sulla Regina a Laglio il 22 luglio 2012. In quel drammatico pomeriggio di domenica, una Ducati 999 condotta da un giovane di Cassina Rizzardi e con in sella anche una 30enne di Cabiate, Ambra Cappellini, scivolò sull’asfalto.
Nella carambola, la ragazza andò a impattare contro il guardrail e uno stelo di uno specchio parabolico. Letali per la 30enne – che morì dopo poche ore di lotta in

ospedale – furono le ferite derivanti proprio da due elementi di fissaggio dello specchio al guardrail che avevano le estremità acuminate e rivolte verso la carreggiata. Punte contro cui la 30enne andò a schiantarsi.
Ed è proprio per questo motivo che tra gli indagati della Procura cittadina, oltre al ragazzo che guidava la moto (un 26enne), sono finiti anche quelli che secondo il pubblico ministero Simone Pizzotti non avrebbero «provveduto alla manutenzione o alla sostituzione degli elementi di fissaggio del palo di sostegno dello specchio parabolico» contro cui Ambra andò ad impattare.
In aula – si è già svolta la prima udienza preliminare, che tuttavia è stata subito rinviata a maggio – compariranno così il sorvegliante del tratto stradale della Regina teatro dell’incidente mortale (un 55enne di Nova Milanese), il geometra capo sempre dell’Anas competente sul medesimo tratto di strada (un 57enne di Milano), l’ingegnere capo (un 45enne di Catanzaro domiciliato a Milano) e un 45enne di Busto Arsizio che aveva il ruolo di dirigente dell’Area tecnica. Tutti questi, come detto, in qualità di referenti dell’Anas sul tratto della strada statale Regina in cui la Ducati 999 scivolò sull’asfalto.
L’accusa per tutti in concorso è quella di omicidio colposo.
Una vicenda processuale che si accende ancora prima di cominciare grazie alle parole dell’avvocato Marcello Iantorno, legale del ragazzo che era alla guida della moto: «Il mio assistito aveva con la ragazza un progetto di vita insieme – dice l’avvocato – Proveremo che la responsabilità della sua morte è dei mancati controlli e interventi lungo la Regina. Gli spuntoni e i rostri metallici che sporgevano dal guardrail non dovevano esserci».
Il fatto, come detto, risale al 22 luglio del 2012.
Ambra Cappellini, nel primo pomeriggio di quella domenica, era in sella a una Ducati 999 condotta dal ragazzo oggi imputato, quando la moto sbandò e finì sull’asfalto. La caduta avvenne nel territorio del comune di Laglio, nei pressi del curvone lungo la tristemente famosa e pericolosa arteria viabilistica che costeggia la sponda occidentale del Lario.
La coppia procedeva in direzione di Como.
Sul posto giunsero prima due ambulanze, poi l’elisoccorso che trasportò la donna al San Raffaele di Milano. L’intervento d’urgenza a cui la 30enne fu sottoposta non servì ad evitare le drammatiche conseguenze.

M. Pv.

Nella foto:
L’udienza preliminare si è aperta in Tribunale a Como per poi essere subito rinviata

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