Incubatori d’impresa, innovazione senza frontiere

Tre anni di lavoro
Presentato un progetto insubrico che ha permesso la nascita di 50 aziende
Da trecento idee innovative a 150 business plan, fino alla costituzione di 50 nuove aziende. Realtà imprenditoriali, queste, che, nel corso del 2011, hanno fatturato complessivamente più di 2 milioni di euro e occupato oltre 200 persone.
Sono questi i numeri del progetto “Bisf – Business e Innovazione senza frontiere”, inserito nel programma di cooperazione transfrontaliera Interreg, che ha messo a sistema gli incubatori d’impresa di Como, Lecco, Milano per quanto riguarda l’Italia e del Canton Ticino per quanto riguarda la Svizzera. I risultati dell’iniziativa sono stati presentati ieri mattina al polo scientifico tecnologico “Comonext” di Lomazzo.
Risultati che dimostrano come, anche in un momento di grave depressione economica, idee buone e volontà di fare impresa non manchino.
L’obiettivo del progetto era raccogliere proposte di business basate su tecnologie o soluzioni innovative; idee, però, sostenibili anche dal punto di vista commerciale.
I responsabili di Bisf puntavano a raccogliere 100 business plan: ne hanno raccolti 150, più del previsto. Uno su tre –una media piuttosto alta – si è trasformato in un’azienda, grazie agli incubatori d’impresa italiani e svizzeri.
«Il nostro obiettivo – spiega il professor Pierluigi Della Vigna, responsabile scientifico del progetto – era facilitare la formazione di aziende con un futuro».
Quattro gli acceleratori d’impresa coinvolti: i tre del Politecnico di Milano (Como, Milano e Lecco) e il centro Start Up di Lugano, collegato alle due Università ticinesi Usi (Università della Svizzera Italiana) e Supsi (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana).
«Prese singolarmente, queste quattro realtà sono già molto importanti e radicate. Se messe in collegamento, i territori a cui appartengono possono esprimere il massimo potenziale».
Innovazione e incubazione italiane e ticinesi hanno collaborato per tre anni, con risultati di tutto rispetto.
Il professor Della Vigna, “pilastro” dell’università comasca, spiega che la maggior parte delle nuove imprese avviate (il 58%) opera nell’Ict, Information and communications technology, un settore molto vasto che abbraccia la trasmissione e l’elaborazione delle informazioni.
Da notare anche l’ampia fetta – 19% – impegnata nel mercato di energia e green economy.
Un altro 9% delle imprese si occupa invece di tutela e salvaguardia della salute.
Passando invece alla distribuzione geografica delle imprese in esame, Milano fa la parte del leone: meneghino, infatti, è il 38% delle nuove aziende avviate. Seguono Ticino (34%), Como (18%) e Lecco (10%).
«Le idee lanciate sono valide e innovative – aggiunge il professor Della Vigna – Potrei citare, ad esempio, un sistema di protezione attiva per gli incidenti da motosega, oppure un software in grado di creare fiere virtuali».
Il progetto Bisf è l’ennesimo esempio di come, due territori di Stati diversi ma vicini e molto simili, possano stringere proficue forme di collaborazione.
«Business e Innovazione Senza Frontiere – ha scritto Della Vigna, nella sua relazione conclusiva – ha avuto come scopo principale quello di potenziare le infrastrutture (incubatori di poli universitari) e i servizi a supporto dello sviluppo dell’innovazione, in un’area geograficamente divisa da confini politici (Como, Lecco, Milano, Ticino) ma culturalmente ed economicamente omogenea».
«A questo punto – ha scritto Umberto Bondi, dell’Università della Svizzera Italiana – si apre una sfida: cercare nuovi strumenti per continuare questa proficua e pluriennale intesa».

Andrea Bambace

Nella foto:
Un esperimento di realtà virtuale nel polo “Comonext” di Lomazzo, incubatore di eccellenza per le imprese lariane

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