Incubo crisi: «Logica la fuga di capitali in Svizzera»

Gli economisti: «Prevalgono emotività e comportamenti irrazionali su cui gioca la speculazione»
«Se i giornali e le televisioni ripetono in continuazione che siamo nei guai, è ovvio che la gente corra a mettere al riparo i propri soldi. I messaggi di paura sono moltiplicatori di incertezza». Gioacchino Garofoli insegna Politica economica regionale nella facoltà di Economia dell’ateneo dell’Insubria. La sua analisi su quanto accade in queste settimane è spiazzante. A partire dal giudizio sulle “richieste” della Bce e dei mercati al nostro Paese. «Mi chiedo come sia possibile che l’Europa

sia soggiogata dal mercato. Ma quando mai la Federal Bank è stata sottomessa al mercato? Semmai avviene il contrario».
La realtà è stata capovolta, soprattutto per la debolezza di una politica – quella europea – che si è sviluppata in modo sbagliato. «Abbiamo creato l’euro senza avere alle spalle una solida politica comune – dice Garofoli – Il risultato è che le debolezze strutturali delle nostre economie non sono state risolte. Siamo deboli in termini di tasso di occupazione o nel rapporto tra investimenti e reddito. Siamo deboli perché abbiamo una società demograficamente invecchiata».
Questi sono i motivi per i quali l’Europa è oggi al centro di un uragano senza sapere come uscirne. La speculazione non è la causa principale. Spiega ancora Garofoli: «Quando le grandi società finanziarie devono guadagnare non guardano in faccia a nessuno».
Situazione grave, quindi, ma per ragioni strutturali. Che incidono anche sulle economie regionali, sui territori più solidi qual è, ad esempio, il distretto manifatturiero lariano. «Ciò che bisogna fare è guardare con attenzione a quello che accade nel mondo. Senza ragionare per stereotipi. Si parla del costo del lavoro, ma bisogna sapere che oggi i salari crescono più velocemente in Polonia e in Cina che a Como. Le imprese devono stare attente quando scelgono le proprie politiche di sviluppo. Delocalizzare può essere rischioso, in questa fase stanno rientrando nei Paesi d’origine anche i call center. Non bisogna andare sull’onda dell’emotività».
La paura, quindi, è un fattore destabilizzante. Ma anche scelte affrettate, incoerenti. «Servono più lavoro, più produttività, più occupazione e più investimenti», insiste l’economista dell’Insubria
Lorenzo Marconi, analista finanziario comasco e autore di alcuni libri di successo sulla crisi economica (Vaffanbanka, Vaffankrisi e Mutande di ghisa, tutti editi da Rizzoli e scritti a quattro mani con Marco Fratini), conferma l’inevitabilità della fuga dei capitali lariani – piccoli e grandi – verso la Svizzera. «Il franco è visto come bene rifugio e la cosa è comprensibile. Dal punto di vista economico-finanziario, oltre che politico, la Confederazione è un luogo sicuro. Va però sottolineato un punto: in questo momento sta prevalendo l’emotività. Ci sono comportamenti irrazionali su cui gioca facilmente la speculazione».
Gli spread sull’ascensore e le borse sull’ottovolante altro non sono che l’effetto di manovre ben studiate. «Ci sono operatori che individuano sacche di debolezza per fare soldi. La finanza non è etica per definizione. La speculazione fa parte dell’ecosistema finanziario e attacca dove individua una debolezza. Sui Btp italiani si prendono cedole interessanti. È vero che l’aumento del tasso significa aumento del rischio finanziario, ma il rischio di default per l’Italia è praticamente nullo. Speculare sull’Italia è quindi molto vantaggioso».
Ma la paura dei cittadini è giustificata? «Se l’Italia andasse in default vorrebbe dire trovarsi di fronte a un disastro totale nel quale la preoccupazione sui risparmi non sarebbe la prima né la più importante».

Dario Campione

Nella foto:
I risparmiatori comaschi scelgono sempre più spesso di portare i propri soldi nei forzieri delle banche d’oltrefrontiera (foto Fkd)

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