Cronaca

Incubo Ebola

altSalute e società. Timori ancestrali che possono generare più guai delle malattie stesse
I virus minacciano l’uomo dalla notte dei tempi ma in realtà siamo schiavi di paure irrazionali
La paura dei contagi da malattie infettive o presunte tali è vecchia come il mondo. Ben prima che si scoprissero virus, batteri e germi vari, si è sempre sospettato del vicino, dell’amico, e anche del familiare come responsabile dei nostri guai fisici.
Il fenomeno è anche più vasto, dobbiamo sapere da dove vengono le malattie. Appena si formula una diagnosi, prima ancora di conoscerne la prognosi, il malato chiede «ma dove l’ho presa?».
Capirne o immaginarne l’origine rassicura, almeno all’inizio. Per conoscere il fenomeno, può essere utile sapere, per esempio, che l’etimologia dell’influenza, malattia di origine virale che ogni stagione fredda mette a letto milioni di italiani, deriva da «ab occulta coeli influentia».

Come a dire che gli antichi, non sapendo dei virus, pensavano che ce la mandasse il cielo. Insomma, da che parte arrivano le tribolazioni? Dobbiamo per forza trovare un colpevole? 

Sono paure antiche, ancestrali, e talora possono generare più guai delle malattie stesse. Basti pensare ai contagi pestilenziali del ’300 europeo, a quelli che colpirono la Lombardia in tre ravvicinate riprese nel 1524, 1575 e 1630, al colera, alla più recente Sars, l’aviaria, per arrivare a Ebola. Cioè oggi.
Nel 21° secolo ormai inoltrato, la paura delle epidemie va direttamente alla pancia della gente e quindi bisogna trovare un colpevole. Si fa in fretta. L’infezione viene dall’Africa? Attenzione all’uomo nero. E quindi respingiamo i barconi, buttando a mare con i disperati che cercano un futuro migliore anche le nostre paure. Risolto il problema: no nero, no virus. Chiarito quindi che si tratta di una paura diversa, che si chiama razzismo, possiamo tornare alle nostre case per contrarre volontariamente le nostre malattie e morire per le stesse.
Come? Fumando, strafogandoci di cibo, bevendo oltre misura fin da giovani, guidando come delle schegge impazzite, facendo sesso a caso senza protezione, stando immobili sui divani a guardare improponibili programmi tv. Riconosciamo le nostre quotidiane contraddizioni? Da un lato moriamo di paura per contagi improbabili e dall’altro non solo non temiamo, anzi mettiamo in essere quotidiani comportamenti sicuramente nocivi e fatali. Le nostre epidemie mortali si chiamano trombosi, cancro, demenza, stili di vita improntati all’accidia e al pericolo. Abbiamo più paura di tre morti per Ebola a Madrid che di migliaia di decessi per cancro del polmone nei nostri ospedali. Ma rimaniamo sui virus. Sapevate che ogni anno in Italia ci sono migliaia di morti da cause dirette o complicanze dell’influenza? E sapevate che sono sempre meno le persone che si vaccinano per la stessa? Altra contraddizione. Abbiamo paura dei virus ma contro quei pochi che possiamo combattere efficacemente facciamo poco.
Questi comportamenti dissociati ci fanno capire che forse non sono le malattie che temiamo, perché poi non facciamo molto per curare e prevenire quelle per cui è possibile battersi, ma carichiamo le stesse di altri timori, come la paura dell’altro e del diverso da noi. Così facendo, trasferiamo sul corpo un contagio in realtà assai più pericoloso e virulento, quello dell’anima.
 

Nella foto: 

L’epidemia di Ebola miete sempre più vittime e rischia di diventare un’emergenza su scala mondiale.Ma la paura dei contagi va inquadrata in modo razionale 

12 Ott 2014

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