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Individuato un altro italiano a bordo del Titanic

Memorie storiche(l.m.) Dalla leggenda alla storia sul filo del rigore, con un grande rispetto per le vittime, senza badare a Hollywood. È il percorso che da trent’anni compie Claudio Bossi, l’archivista lombardo del Titanic noto in tutta Italia con il suo sito www.titanicdiclaudiobossi.com. Alla lista di italiani a bordo del transatlantico naufragato nel 1912 ha appena aggiunto il 38° uomo. Si chiamava Paolo Luigi Crovella, era di San Sebastiano da Po, presso Torino. Un identikit cui Bossi è giunto «dopo

lunghe controversie», perché «alcuni documenti scrivono di tale Louis Crovelle». Ma grazie alla collaborazione di un suo omonimo e non parente, Beppe Crovella, musicista, e alla solerzia di una perspicace impiegata comunale, Barbara Anselmino, sono potuto entrare in possesso del documento che certifica con certezza assoluta che Paolo Luigi Crovella era un italiano». Faceva il cameriere nel ristorante à la carte del funesto natante.Sul sito di Bossi ampio spazio si dà anche ai comaschi a bordo. Giuseppe Peduzzi, che aveva lasciato Schignano a 12 anni per cercare fortuna prima in Inghilterra e poi, ormai 24enne, si era imbarcato sul Titanic. Inseguiva il sogno americano. Ma di lui non resta nemmeno una foto sulla tomba nel cimitero della località intelvese. Una ventina d’anni fa, la foto è stata rubata dal cimitero e ora la famiglia non ha più alcuna immagine dell’antenato morto nella tragedia sul mare. L’altro comasco è Emilio Portaluppi, scultore e architetto di fama che, all’epoca del naufragio, aveva trent’anni e abitava ad Arcisate, ora in provincia di Varese. Portaluppi riuscì a uscirne vivo: come riporta il “Corriere della Sera” del 20 aprile 1912, riuscì ad «aggrapparsi a un pezzo di ghiaccio» e rimase in balia delle onde gelide dell’Atlantico fino a quando fu tratto in salvo da una scialuppa di salvataggio. Lo confermò nel 1998 la figlia Ines, all’epoca 94enne, ai cronisti del “Corriere di Como” in una intervista in cui rievocò quelle ore drammatiche, così come gliele aveva riportate il padre. Portaluppi non si fece spaventare dall’esperienza vissuta sul Titanic. «Proseguì i suoi viaggi da una parte all’altra dell’Oceano», riferì la figlia al nostro giornale.

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