Industria, rimbalzo di fine anno troppo debole

Confindustria Como

Dopo i preoccupanti numeri dell’indagine congiunturale della Camera di Commercio e i dati allarmanti di Federalberghi, ieri è stata Confindustria Como a presentare il quadro del semestre che ha chiuso l’annus horribilis 2020. Sei mesi che hanno rilevato una fase di recupero congiunturale «seppur parziale, rispetto alla brusca frenata che ha caratterizzato la prima metà dell’anno». Un rimbalzo c’è stato insomma, dopo il lockdown, ma non sufficiente, in particolare per alcuni settori. In media, per i tre indicatori associati a domanda, produzione e fatturato sono saliti del 6,4% rispetto a gennaio-giugno 2020, quando erano arrivati a -18% rispetto allo stesso periodo del 2019.
Le aziende del territorio hanno avviato il percorso per tornare alla crescita, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Al pari di quanto esaminato per le aziende dei tre territori congiuntamente considerate (Como, Lecco e Sondrio), le realtà comasche descrivono un quadro non omogeneo, con differenze molto accentuate sia a livello dimensionale, sia per quanto riguarda i settori.
Le previsioni per l’inizio 2021 sono in certe e parlano di un calo medio del -2,4% per la domanda e il fatturato. La produzione dovrebbe invece restare stabile (-0,3%).
L’export rappresenta ancora il 31,5% del fatturato medio aziendale.
«I dati del secondo semestre del 2020 descrivono un quadro fortemente eterogeneo, dove la congiuntura sembra mostrare un lento miglioramento rispetto alla brusca decelerazione che ha interessato la prima metà dello scorso anno, caratterizzato dal lockdown più pesante – ha commentato il presidente di Confindustria Como, Aram Manoukian – Restano invece negativi i confronti tendenziali con la seconda metà del 2019. Ad aggravare i problemi c’è anche la criticità sul fronte delle materie prime, interessate da fenomeni di crescita negli ultimi mesi, che gravano in modo particolare sulle piccole e medie aziende».
«Preoccupano in modo particolare il comparto Tessile – Abbigliamento e quello Turistico – ha aggiunto Manoukian – settori importanti per l’economia del nostro territorio fortemente penalizzati dalle misure di contenimento e per i quali auspichiamo venga implementata la campagna vaccinale che resta, oltre alle attuali misure di distanziamento, l’unico strumento che ci consentirà di tornare alla normalità al più presto e sperare di recuperare un anno caratterizzato da gravi perdite. Confidiamo anche nella spinta che il Governo recentemente insediato potrà dare non solo attraverso una corretta destinazione del Recovery Fund ma anche impostando una politica industriale di rilancio che passi dalla coesione sociale e dalla collaborazione a tutti i livelli».
Il sindacato
Diffusi, sempre ieri, dalla Uil del Lario i dati relativi alle ore di cassa integrazione nelle province di Como e Lecco durante il mese di gennaio. Rispetto al gennaio 2020 (penultimo mese pre-pandemia) le ore di cassa sono cresciute del 570% a Como (in linea con la media italiana +519% e sotto quella lombarda +1.001%). Gennaio 2021 è stato peggiore dell’ultimo mese del 2020, con una crescita in provincia del 18,4%, mentre a livello nazionale e regionale si era assistito a un calo. La prestazione peggiore riguarda il tessile, che ha fatto segnare +331% sul gennaio dell’anno scorso. Il numero di lavoratori in cassa integrazione in provincia lo scorso gennaio era di 11.627.

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