Inedito Van De De Sfroos stasera al Sociale

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Cartelloni – Il progetto dell’artista lariano, qui in veste di autore e regista, verrà presentato oggi alle 19 nella Sala Bianca del Teatro Sociale di Como

Se gli auguri di Elisabetta Sgarbi, secondo ospite, dopo il regista Giorgio Diritti, al “Lake Como Film Festival”, hanno rincuorato gli organizzatori dopo i tanti sforzi fatti per avviare la neonata rassegna dedicata al cinema di paesaggio, un nuovo prestigioso sostegno arriverà oggi da Davide Van De Sfroos, presente alla manifestazione con il suo documentario Terra&Acqua.
Il progetto dell’artista lariano, qui in veste di autore e regista, che certo ben si sposa con il tema proposto

dal festival diretto da Alberto Cano, verrà presentato alle 19 nella Sala Bianca del Teatro Sociale di Como, anticipando la proiezione in anteprima prevista all’Arena di via Bellini alle 21.30, prima del film di Peter Brosens e Jessica Hope Woodworth “La quinta stagione”.
A raccontarci questa nuova esperienza è lo stesso Davide: «Direi semplicemente che in questo caso sono stato regista di una visione. Dopo tanto vagare per il territorio, a immagazzinare immagini di luoghi splendidi, è nata questa idea che è stata realizzata da una équipe tutta lariana. Un viaggio visionario, con una parte didascalica, raccolta nel libro che accompagnerà Terra&Acqua».
Quindi anche una guida turistica del Lago di Como.
«Certo, ma non solo per turisti. In questo percorso ho incontrato il territorio e i suoi personaggi in tempo reale, senza finzioni cinematografiche, facendo mia questa continua poesia. Le mie canzoni, che fanno da colonna sonora, sorreggono le immagini e viceversa. Alcune sono nate improvvisando i testi al momento, secondo i luoghi che le ispiravano».
Avrete accumulato tantissimo materiale…
«Sì, infatti il montaggio ha richiesto un grande lavoro per costruire le otto puntate complessive dell’opera. In questa caso, all’Arena di Como, verrà presentata una panoramica con un suo preciso percorso ad hoc».
Questo viaggio è un po’ la storia di De Sfroos?
«Probabilmente sì. È un percorso che in qualche modo risale ai miei ricordi da bambino, che incontra leggende tangibili, che raccoglie le testimonianze di chi ha vissuto esperienze incredibili. Sono fotografie in movimento con una grande forza immaginifica. La proposta di questo film è molto semplice: la mia visione che contamina quella degli altri per provocare la curiosità degli spettatori. Non è una cartolina ma una proiezione delle mie percezioni, a tratti anche oscure».
Dunque, anche il fascino del paesaggio?
«Assolutamente sì, qui lo si attraversa e ci si fa attraversare».
Ci sarà un seguito?
«Confesso che questo lavoro ha cambiato la mia prospettiva dei luoghi in cui vivo. Ho ampliato le sensazioni delle mie latitudini e in molti mi hanno già chiesto di proseguire questa esperienza nel ramo lecchese del lago, a Varese e persino in Sardegna».
Dopo le canzoni, uno spot cinematografico targato De Sfroos per il nostro lago…
«È un grande viaggio che non si ferma. Siamo in giro da novembre e ne abbiamo viste tante, ma tutto ancora ci scorre dentro come se questo cammino non fosse ancora finito. È come se il mio occhio, che continuava a mandare immagini alla camera di Dario Tognocchi, continuasse a riprendere».
Un viaggio che non ha distratto dalle nuove canzoni per il prossimo disco.
«Anzi, proprio il contrario, perché ne sono nate molte “on the road” che potrebbero fare parte dell’album che uscirà probabilmente all’inizio del prossimo anno».
Intanto, al concerto di al City Sound di Milano sono arrivati due inediti.
«Sì, “Ki”, un brano che parte da una latitudine visionaria e, a tratti, surreale, per afferrare una serie di immagini a catena che riflettono sul vivere nella sua straordinaria quotidianità. E “Goga e Magoga”, una canzone il cui titolo evoca il detto con cui gli anziani additavano chi aveva tirato troppo la corda facendo il bello e il cattivo tempo. La canzone è una riflessione ossessiva su quello che siamo diventati e su come abbiamo trasformato il territorio».
Il Festival, al quale lei stesso partecipa, e molte altre iniziative sembrano rianimare Como.
«La città sorge ai piedi del lago più bello del mondo e si sta riprendendo quella dignità culturale che la storia le ha assegnato. Le esperienze del Teatro Sociale e dell’Arena, finalmente tornata a splendere come un gioiello, sono esempi da seguire».
Un suo pensiero sulla mostra dedicata a Sant’Elia a Villa Olmo?
«Io l’ho visitata e devo dire che non mi è dispiaciuta affatto. Magari non è stata molto impattante e aveva bisogno di essere sempre spiegata da una guida. Non ha avuto la forza di attirare molta gente, anche per colpa dei manifesti deboli che la pubblicizzavano, ma è stata comunque una scelta coraggiosa. Il recupero alle sue funzione della Casa del Fascio potrebbe dare una’altra scossa alla rinascita della città. Chi l’ha costruita arrivava dal futuro, è un’opera straordinaria per coraggio e visionarietà. Gli addetti ai lavori si concentrino per fare la cosa migliore, chiunque viene a Como la deve poter visitare».
La sezione “Panoramiche Film” si concluderà all’Arena domani, martedì 23 luglio, con la proiezione in anteprima di “To the wonder” di Terrence Malick, il regista statunitense che ha fatto dei paesaggi il centro della sua ricerca e della sua poetica cinematografica.

Maurizio Pratelli

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