Infermiera in manette, marito già intossicato nel 2011

I carabinieri all'ospedale di Saronno

Domani l’interrogatorio dei due arrestati per le morti sospette avvenute in corsia

Siamo nel novembre del 2011. Il marito di Laura Taroni – l’infermiera arrestata con l’accusa di aver ucciso il coniuge con un mix di farmaci letali simulando patologie che non aveva (come il diabete) – si presenta al pronto soccorso dell’ospedale di Saronno. L’uomo, che abita a Lomazzo e lavora in una azienda agricola di famiglia, accusava problemi cardiaci «di origine sconosciuta». Qualcosa non tornava però in quel malessere, tanto che furono chiesti accertamenti al laboratorio di analisi forense di Milano. L’esito delle analisi giunse il 12 novembre 2011: «Positiva la presenza di antiepilettici e antiaritmici». Il malore dell’uomo insomma derivava da una «intossicazione da farmaci». Già allora dunque, due anni prima della morte, la strada scelta dalla moglie per liberarsi del marito – almeno stando al racconto della Procura di Busto Arsizio – era segnata.

Eppure, la donna – con il suo presunto complice, pure arrestato, l’ex viceprimario del pronto soccorso Leonardo Cazzaniga – ha avuto altri mesi per portare a termine il piano. Passando da quel tentativo primordiale fallito al far credere al marito di avere il diabete, e per questo imbottendolo di farmaci fino alla morte. Proseguendo nel proprio intento nonostante uno specialista, sempre di Saronno, avesse poi visitato l’uomo escludendo ogni problema di diabete. Il giorno del decesso, che risale al 20 giugno 2013, quando la moglie chiama il 118 con il marito esanime sul divano, dice: «Penso che abbia avuto un infarto e sia morto». «Addirittura, non le risponde più?», replica l’operatore. «Faccio l’infermiera, è un po’ di giorni che non stava bene». Nessun riferimento al presunto diabete, dunque. Stessa cosa che avviene parlando con il medico legale uscito per constatare il decesso: «Mi disse che era stressato per il lavoro», «che era iperteso». Non diabetico. Una vera stranezza, visto che per due anni la moglie aveva più volte somministrato al marito farmaci proprio per combattere il diabete. Questi e altri punti verranno affrontati domani, nell’interrogatorio di fronte al giudice dell’udienza preliminare che si svolgerà a Busto Arsizio. L’infermiera verrà appositamente trasferita dal Bassone. Verrà interrogato anche il medico, cui vengono contestati cinque omicidi in seguito a quello che veniva chiamato il «Protocollo Cazzaniga», mix di farmaci per pazienti con una bassa aspettativa di vita.

© | . . © A.Nassa

In realtà sono però più di 50 le cartelle cliniche che sono ora al vaglio degli inquirenti per cercare di appurare se dietro ai decessi possa nascondersi la mano dell’anestesista di Rovellasca oppure della sua compagna, per il momento accusata solo del decesso del marito.
Il caso di Saronno è nel frattempo – inevitabilmente – finito sul tavolo del ministero. «Sono sconvolta, come tutti. Sentendo le intercettazioni sembra di essere dentro il film “Natural born killers” che rappresenta gli spaccati del male – ha commentato Beatrice Lorenzin, ministro della Salute – La Procura accerterà le responsabilità, poi sarà cura della Regione capire si sarà necessario procedere con ulteriori azioni verso l’ospedale». Il ministero ha anche «chiesto informazioni che ora i tecnici stanno valutando». «È fuori da ogni immaginazione, non possono accadere cose simili in un ospedale», ha chiosato la Lorenzin. «La commissione d’inchiesta sarà rapidissima – ha infine concluso l’assessore regionale Giulio Gallera – Quello che sta emergendo a Saronno è sconcertante, sia per i fatti in sé, cioè per le azioni del medico e dell’infermiera, sia per alcune ombre che sembrano esserci sull’azione dell’Azienda ospedaliera».
M.Pv.

Articoli correlati