Inferno di fuoco tra Lezzeno e Bellagio. Distrutto l’equivalente di 170 campi di calcio

L'intervento del Canadair sui monti del Comasco (foto Fkd) L’intervento del Canadair sui monti del Comasco (foto Fkd)

Un incendio devastante. Come non se ne vedevano da anni. Difficile rendere bene l’idea parlando di ettari o di metri quadrati andati distrutti. Più facile fare un esempio: tra le 20.45 di lunedì sera – ora dell’allarme – e le 13 di ieri pomeriggio (quando le fiamme sono state domate) è andato in fumo sui monti lariani l’equivalente di 170 campi di calcio. Un numero impressionante. Il rogo ha distrutto betulle, carpini e prati del monte Nuvolone, tra Lezzeno e Bellagio. Ingente lo spiegamento di forze che ha lottato per ore contro le fiamme. Si sono infatti contate 5 squadre di volontari della protezione civile, 5 dei vigili del fuoco, 3 unità dei carabinieri, 3 del corpo forestale dello stato, il tutto con il supporto di 2 elicotteri e 2 Canadair del corpo nazionale dei vigili del fuoco giunti appositamente dalla Liguria.
Le operazioni di spegnimento sono state affidate alla forestale e ai vigili del fuoco. L’odore acre sprigionato dall’incendio è giunto fino alla città di Como. Il fronte del fuoco era lungo un chilometro e mezzo, per circa 500 metri di profondità e su un dislivello di non meno di ulteriori 500 metri. Questo per rendere l’idea della difficoltà nel tentare di limitare i danni. Alla fine, mentre ancora il fumo si sollevava dalle piante bruciate e si controllava che non riprendessero corpo pericolosi focolai, il conteggio dei danni da un punto di vista naturalistico e ambientale è impressionante, mentre per fortuna non si registrano vittime o feriti. Anche le case non sono state intaccate dal cerchio di fuoco visibile a chilometri di distanza. Per una questione di sicurezza, visto che le rocce ad un certo punto della mattina hanno iniziato a rotolare sulla Lariana che unisce il capoluogo a Bellagio, l’arteria è stata chiusa. Solo intorno alle 11 è stata poi riaperta quando ormai non c’erano più pericoli di incolumità per i veicoli in transito. Assieme alla conta dei danni, partirà contemporaneamente anche la ricerca delle cause che hanno scatenato l’inferno sulle montagne di Bellagio. Sarebbe certo il dolo, anche se è difficile capire al momento se possa trattarsi di un incendio di sterpaglie sfuggito di mano e poi alimentato dal vento, oppure una sigaretta o altro fatta cadere in modo sciagurato. Non si esclude nemmeno la mano di un piromane. Intanto ieri le fiamme hanno avvolto anche il Crocione. Non si fa in tempo a chiudere un fronte, in questo aprile maledetto, che se ne apre subito un altro.

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