Influenza, il conto è di 2 milioni: da ottobre 17mila le giornate perse per il virus

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L’influenza presenta il conto alle aziende lombarde. E si tratta di un conteggio salato, se si pensa che la sindrome da malattia tipica stagionale è costata ben 33 milioni di euro. Per la provincia lariana, il conto ammonta a 2 milioni di euro.
Nelle 13 settimane comprese tra il mese di ottobre 2014 e l’11 gennaio 2015, in Lombardia sono stati chiesti – a causa appunto dell’influenza – 284mila giorni di malattia, che si traducono – come detto – in un costo di 33 milioni di euro.
Una cifra in netto aumento rispetto ai 19 milioni dello stesso periodo nei 12 mesi precedenti.
I dati sono stati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano su base Istat e su informazioni provenienti dal ministero della Salute. E proprio quella milanese è la provincia lombarda più colpita, con un costo stimato pari a 11 milioni di euro.
Anche a Como, l’incidenza della malattia è piuttosto alta.
Sono infatti 17mila le giornate di assenza giustificata con l’influenza, per un costo, come detto, di 2 milioni di euro.
Si tratta del quinto valore più alto in Lombardia, escludendo il capoluogo di regione. Prima di Como, nella graduatoria, compaiono Varese (2,9 milioni per 25mila giorni di malattia), Monza (3 milioni e 26mila giorni), Bergamo (3,6 milioni e 31mila giornate) e Brescia (4 milioni e 35miila giornate di malattia).
Ovviamente, sulla classifica pesa anche il numero di abitanti per ciascuna provincia.
A livello nazionale, il costo dell’epidemia d’influenza tra ottobre e gennaio viene stimato in 153 milioni di euro. L’analisi della Camera di Commercio prende, infine, in esame il numero delle imprese attive nel settore della sanità e dei servizi sociali in Lombardia che raggiungono quota 6mila. Di queste, sono 3.107 le attività che si occupano di assistenza sanitaria, oltre 1.000 sono impegnate nell’assistenza sociale non residenziale mentre 660 nell’assistenza sociale residenziale. Tra le province, Milano è prima con 2.187 imprese (36,7% del settore regionale), mentre a Como, nel 2014 erano 396, 15 in più rispetto al 2013.

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