Influenza, picco ormai raggiunto. Molti ammalati, alcuni anche gravi

I virologi hanno individuato le forme più diffuse, due varianti del gruppo A, l’H1N1 e l’H3N2. Dei nomi propri, però, non c’è bisogno. «Basta il nome comune: influenza – assicura Domenico Santoro, primario di Malattie infettive del Sant’Anna – Dovremmo avere ormai raggiunto il picco dell’epidemia, ma non c’è nulla di anomalo. I virus in circolazione sono quelli attesi e per i quali è stato predisposto il vaccino».
Negli ultimi giorni, il numero di comaschi messi a letto da febbre alta, dolori muscolari e problemi respiratori è schizzato alle stelle. E non mancano purtroppo i casi gravi o, addirittura, letali. L’ospedale di Cantù ha trasferito un paziente di 47 anni al San Gerardo di Monza, dove è disponibile il macchinario “Ecmo”, che consente una sorta di respirazione artificiale. L’influenza H1N1 non ha dato scampo invece a un paziente oncologico di 68 anni, ricoverato in rianimazione al Sant’Anna e poi deceduto.
«L’elevato numero di casi e le complicanze non devono far pensare a qualcosa di anomalo – avverte Santoro – Di influenza, purtroppo, si muore. La ridotta adesione alla campagna vaccinale e il fatto che siamo in presenza di un virus relativamente “giovane”, in circolazione solo dal 2009, sono elementi che stanno favorendo la diffusione della malattia. Il virus può non essere riconosciuto dalle difese immunitarie dell’organismo e questo facilita la diffusione».
Nella gran parte dei casi, l’H1N1 deve essere affrontato semplicemente per quello che è, un’influenza appunto. «Nei soggetti sani e senza particolari problemi il decorso è quello tradizionale, con i sintomi che generalmente si risolvono in 3-5 giorni – spiega il primario – Diverso è il caso dei pazienti fragili, grandi anziani e malati cronici in particolare, per i quali il rischio di complicanze è elevato».
«Se i sintomi perdurano o cambiano, ad esempio per il subentrare di difficoltà respiratorie, occorre valutare subito la situazione, inizialmente con il medico di famiglia – dice ancora Santoro – In caso di complicanze infatti è necessario intervenire con terapie ulteriori e può essere necessario un antibiotico. La prescrizione però deve essere fatta in tutti i casi dal medico».
Entro la metà del mese di febbraio, l’epidemia dovrebbe entrare nella fase calante. «Ormai stiamo raggiungendo il picco – conclude Santoro – Nelle prossime settimane ci aspettiamo che, superata la fase di maggiore diffusione del virus, i casi inizino a calare».
Anna Campaniello

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