Cronaca

INGORGO SANITARIO URGE UN RIMEDIO

di DAVIDE CANTONI

MA NON È SOLO COLPA DELLE CARTE
Un capolavoro burocratico. Il caso maternità scoppiato in vista dell’apertura del Sant’Anna bis è decisamente un capolavoro, roba da commedia degli equivoci, un dramma burlesco che nemmeno un commediografo dadaista a pieno regime avrebbe potuto. Non solo – si è scoperto nei giorni scorsi – i nuovi nati nell’ospedale risulteranno figli del comune di San Fermo e non del capoluogo. Adesso emerge anche che i morti diverranno deceduti di San Fermo e che su servizi sociali e asili nido esiste un

totale caos di competenze.
Il nuovo ospedale, si dirà, sorge in un luogo che non è Como. Non è del tutto vero. A suo tempo, in fase di progettazione, qualche lungimirante propose, e ottenne, di lasciare che uno spicchio di struttura rimanesse in carico alla città. Per evitare problemi, insomma.
Nulla di fatto. I problemi ci sono, eccome. Un ingorgo sanitario, un pasticcio misto Italia di quelli che si conoscono bene. È urtante constatare quanto la burocrazia sia ancora innervata nella vita dei cittadini, delle amministrazioni. E le soluzioni non sono dietro l’angolo.
Il tema parrà formale. Tutt’altro. Il punto non è, infatti, avere sulle scartoffie la dicitura “nato” o “deceduto” in questo o quel comune. Il punto è che le implicazioni che ne derivano sono tante e farraginose, creano costi, obbligano a duplicazioni assurde, come spiega l’articolo all’interno.
Inoltre si pone un problema. Che la cara Europa stia, anagraficamente, invecchiando è dato acquisito da tempo. Alcuni Paesi hanno deciso di attivare politiche di premio per i comuni che dimostrano un certo virtuosismo natale. Dove si partorisce di più arrivano i premi. Sgravi, sconti, incentivi. Se l’Italia dovesse adottare politiche analoghe si avrebbero milioni su San Fermo e bruscolini al povero capoluogo. Oltre a statistiche falsate. Tutto aggirabile? Sì, si presume di sì. Però serve un intervento diretto delle amministrazioni superiori. Serve qualche strumento che deroghi perché la paternità delle azioni anagrafiche sia restituita al capoluogo. Non se la prendano i residenti di zona ché non v’è nulla di umiliante ad avere a San Fermo i propri natali o da lì salutare per sempre questa valle di lacrime. La verità è al solito, più fredda e triste. Perché si tratta solo di scartoffie, non di radici.
Poco tempo fa si applaudiva al rispetto dei tempi di cantiere. Oggi s’assiste stupiti a questo disastro dilettantesco. La colpa? Anche questa volta delle carte, mai degli uomini. Così, qualcuno dirà.

 

10 marzo 2010

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