Cronaca

INNOCENZO XI: NEL 1676 IL PAPA ERA COMASCO

altL’unico pontefice lariano – Portò nella Chiesa una ventata di moralizzazione
Tra i luoghi in cui la città venera la sua memoria l’altare nella basilica di San Fedele e la Biblioteca civica

I luoghi in cui venerarne la memoria in città sono molti. Prima di tutto l’altare a lui dedicato nella basilica di San Fedele. Poi la casa natale, sede della Biblioteca civica di via Volta, e il monumento di Eli Riva in via Odescalchi, voluto dalla “Famiglia Comasca”.
Stiamo parlando dell’unico Papa comasco, il 240° pontefice della Chiesa cattolica, Innocenzo XI, al secolo Benedetto Odescalchi. Fu portavoce di istanze di rinnovamento in chiave europea in un’epoca instabile come quella

barocca. Tra le sue opere, in città, c’è Palazzo Odescalchi Pedraglio, nella cui “Sala Costantiniana” è raffigurato un leone Odescalchi che azzanna un turco sconfitto. E poi la chiesa di Santa Cecilia. Innocenzo seppe circondarsi di grandi artisti lariani come Andrea Pozzo e Giovanni Battista Barberini. Lui regnante, a Roma lavorò l’ultimo Bernini, alla cui bottega operarono maestri di casa nostra come Ercole Raggi di Vico Morcote ed Ercole Ferrata di Pellio Intelvi.
Venne eletto al soglio pontificio nel 1676, dopo essere stato cardinale per quindici anni, dal 1645. Ricoprì la carica di capo della Chiesa fino al 1689, anno in cui morì acclamato santo dal popolo. La sua tomba è venerata nella basilica di San Pietro, in Vaticano. Ma santo non è ancora. È solo beato. E da poco: fu beatificato solo nel 1956, da papa Pio XII. Il giorno della sua memoria liturgica cade il 12 agosto.
Le sue gesta strategiche più note riguardano la guerra contro i Turchi, per la quale gli riuscì la costituzione della lega fra l’imperatore Leopoldo I e il re di Polonia, Giovanni Sobiescki, per cui Vienna fu liberata (il 12 settembre 1683) dall’assedio delle truppe ottomane. Senza il suo impegno, secondo alcuni storici, nessun ostacolo si sarebbe frapposto tra le orde dei cavalieri ottomani e l’Europa. Secondo altri però l’obiettivo della liberazione di Vienna del 1683 non era combattere l’impero ottomano, ma contrastare il crescente strapotere della Francia del Re Sole. Fu Luigi XIV il vero nemico giurato del Papa comasco, il cui grande sogno rimase un’Europa cattolica che unisse, anche sotto il segno dell’arte, Roma, Vienna e Varsavia.
Anche all’interno della Chiesa Innocenzo fu un riformista. Ad esempio nell’adozione di nuove immagini dell’Immacolata Concezione, iconografia fortemente sostenuta da parte francescana, che seppe interpretare in chiave antifrancese. Propose una nuova immagine della Madonna: schiaccia il drago e la mezzaluna, simbolo ottomano; accanto a lei Gesù bambino, che con una croce-lancia trafigge a sua volta il drago. Quest’ultimo non è un generico simbolo del male, per alcuni storici, ma la stessa Francia.
Il suo impegno contro benefici e prebende ce lo fa apparire molto attuale. All’epoca abusi amministrativi, nepotismo e usura erano tra le ragioni della decadenza del prestigio della Chiesa romana e della grande divisione tra cattolici e protestanti, nel secolo precedente. In tale contesto Innocenzo XI portò una forte ventata di moralizzazione anche attraverso un personale esempio di ascetismo. Che gli sarebbe valso il nomignolo di “Papa minga”.

Nella foto:
Il monumento di Eli Riva in via Odescalchi.
30 marzo 2013

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