Insegnanti aggrediti e crepe nella scuola

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

I casi di aggressioni verbali o meno costituiscono una costante di questa strana epoca che  nella vita quotidiana vede persone sempre più intolleranti verso ogni responsabilità personale, indugiare nella continua autoassoluzione e contemporaneamente esigere  misure d’ordine  dure ed implacabili dalla politica. Sembra quasi che, consapevoli di essere diventati sempre più intemperanti, si chieda perciò di essere messi in riga.

Come sappiamo  è piuttosto frequente che alunni e genitori si rivolgano in modo sprezzante o rivendicativo nei confronti degli insegnanti.

I casi si moltiplicano e quando succede è una  crepa in più nell’immagine della scuola come istituzione,  la cui integrità,  forse più di altre, deve essere conservata e difesa con grande cura perché è il luogo dove i giovani si formano e  perciò deve rappresentare un modello di riferimento credibile e certo.

Soprattutto deve essere salvaguardata e tutelata l’immagine degli insegnanti, cioè di coloro  che direttamente sono impegnati nell’azione educativa senza alcun filtro. Non a caso sono coloro  verso i quali, in primo luogo, sono dirette le aggressioni.

Una recente sentenza della Corte  di Cassazione ha ribadito che un insegnante, durante l’esercizio delle sue funzioni, è un pubblico ufficiale, qualcuno perciò che ha il compito di rappresentare l’istituzione in cui lavora e difendere, oltre alla sua persona come tutti, anche  il suo ruolo, confermando  una posizione tra le parti che non può essere di uguaglianza.

Un educatore oltre a essere responsabile di sé lo è anche  nei confronti del ragazzo che gli viene affidato.

L’azione educativa  si regge su un clima di fiducia e il  riconoscimento reciproco. Non è un rapporto tra pari. Questo non significa che un insegnante abbia sempre ragione, ma che certamente nei suoi confronti si debba agire con rispetto e considerando la sua posizione.

Ora la cosa un po’ sorprendente è che la sentenza in questione non  si riferisca a uno dei tanti casi di genitori o alunni che insultano un insegnante, bensì a quello di un Dirigente scolastico che ha offeso un docente davanti ai suoi studenti.

La causa, finita addirittura in Cassazione, terzo grado di giudizio, testimonia come il Dirigente non si sia nemmeno sentito in dovere di ammettere il torto.

Non so se l’insegnante avesse o meno ragione nel merito, nemmeno se si trattasse di un buon insegnante, ma il Dirigente  non ha capito, evidentemente  nemmeno in seguito, che difendere la scuola significa tutelare anche chi in essa opera.

In caso di errori ci sono spazi e luoghi in cui correggerli. La sfuriata pubblica è una caduta di professionalità. Sempre.

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