Insegnanti di frontiera nelle scuole svantaggiate

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

Gli insegnanti che lavorano nelle scuole situate in aree svantaggiate sanno bene quanto sia difficile svolgere il proprio lavoro in contesti sociali difficili. Se in alcune situazioni, infatti, le scuole costituiscono solo una delle tante possibilità messe a disposizione ad alunni che per loro fortuna provengono da ambienti e famiglie stimolanti e cariche di opportunità, per altri la scuola costituisce l’unica vera chance di crescita che incontrano sul loro percorso di vita. Proprio per questo è un’occasione che non può essere sprecata se non con la conseguenza di danneggiare definitivamente  la loro  vita.

In questi casi il lavoro della scuola deve essere ottimizzato ed incisivo. I docenti che si sono trovati a lavorare in territori connotati da un forte disagio sociale  sanno bene quanto sia duro riuscire a modificare alcune situazioni di partenza. Molti ostacoli si frappongono tra l’apprendimento e gli alunni, spesso abbandonati o quasi a se stessi, con alle spalle famiglie disfunzionali e condizioni generali che lavorano attivamente nella direzione opposta a quella educativa. In questi casi  essere un insegnante normale non solo non è sufficiente ma può diventare persino deleterio.

Occorre essere infatti particolarmente flessibili ed adattabili, e riuscire in primo luogo a conquistarsi la fiducia dei ragazzi abituati a vivere in ambienti ostili. Poi organizzare il proprio lavoro sulla base delle loro connotazioni particolari, individuare un qualsiasi punto d’appiglio, un interesse o una propensione, e puntare su quelli per iniziare un lungo lavoro di riacquisizione di autostima, interesse per l’apprendimento, voglia di imparare. Spesso sono ragazzi distratti e perturbati dai loro problemi esistenziali, quasi incapaci di fidarsi di un adulto; e dove finisce il lavoro con loro inizia quello con le famiglie poco collaboranti se non addirittura ostili…

Molti insegnanti in queste scuole non hanno mai messo piede, quelli che ci hanno provato non sempre resistono e semplicemente a un certo punto chiedono il trasferimento. Allo stato dell’arte, spesso, a fronte di un altissimo stress e scarse gratificazioni, rimane solo la fuga da quella  scuola.

La presidente dell’Istituto Invalsi Anna Maria Aiello, in un recente convegno, ha proposto di  pagare meglio i docenti che operano nelle scuole delle aree svantaggiate. Sarebbe ora. Lì ci devono andare i docenti migliori.  Se le scuole in generale hanno certamente bisogno di migliorare la loro progettualità per accedere ai fondi europei (Pon – Programma operativo nazionale) come ha detto la  ministra Azzolina, hanno soprattutto però  bisogno di  soldi per il loro funzionamento ordinario,  e contemporaneamente  anche  di serie verifiche sui risultati che questi investimenti producono sui ragazzi e nel rapporto col territorio.

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