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Insegue con la pistola i presunti ladri: finisce a processo

Nei guai un 47enne di Trecallo che aveva visto due ragazzi muoversi vicino a un muroSi è affacciato alla finestra di casa e ha notato due giovani con le mani appoggiate sul muro di pietra, mentre a suo giudizio erano intenti a scavalcare la recinzione. Una scena che ha poi portato l’inquilino, allarmato da quanto stava avvenendo, prima ad inseguire i presunti ladri poi a presentare una denuncia per tentato furto portando i due 20enni di Como di fronte al giudice il 6 febbraio. Ma in aula c’è finito anche l’inquilino, che alla vista dei presunti malviventi ha impugnato una pistola

(che solo in seguito si è scoperto essere finta) ed è sceso in strada a rincorrere i ragazzi, raggiungendoli e puntando l’arma al collo di uno di essi.Un inseguimento rocambolesco che a sua volta è confluito in una denuncia e in un fascicolo penale con l’ipotesi di reato di minacce aggravate dall’uso dell’arma.Di questo si è parlato ieri mattina di fronte al giudice monocratico del tribunale di Como (pm Vanessa Ragazzi) che ha poi rinviato l’udienza al 31 marzo.Nel mezzo, il 6 febbraio, si colloca invece il processo ai due giovani per il tentato furto.La tesi difensiva dei ragazzi è invece che, quella sera, non stavano affatto scavalcando il muro, ma incuriositi dalle pietre della parete, le stavano toccando per verificare se fossero o meno vere.Tutto quello fin qui narrato è andato in scena, il 23 aprile 2012, ad Albate-Trecallo in via Priva.Quel giorno, un 47enne residente si affaccia alla finestra e vede due 20enni vicini a un muro di pietra del caseggiato. Non ha dubbi e inizia a gridare al ladro. I due ragazzi, in effetti, scappano lungo la via e si allontanano. Poco dopo sentono però fischiare e si voltano: alle loro spalle – stando a quanto raccontato – c’è l’inquilino che li insegue con in mano una pistola minacciandoli con frasi pesanti. Una volta raggiunti, sempre brandendo l’arma, l’uomo avrebbe poi puntato la canna della stessa al collo di uno dei due che, solo a quel punto, si sarebbe reso conto (grazie al tappino rosso) che l’arma non era vera. Il resto è la storia di due versioni all’opposto che confluiscono in altrettanti fascicoli della Procura di Como. Il primo per il tentato furto nel caseggiato di via Priva a carico dei ragazzi, il secondo aperto per le minacce aggravate dall’uso dell’arma di cui lo stesso 47enne è chiamato a difendersi.Si tornerà in aula, come detto, il prossimo mese di febbraio per il fascicolo sul tentato furto. Solo in seguito, in marzo, in questa sorta di partita a tennis virtuale tra le due accuse, si tornerà a parlare delle minacce aggravate.

M.Pv.

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