Insulti, teca rotta con un pugno e un coniglio. Così il consiglio comunale è diventato un circo

Seduta (inutile) per le mozioni contro due assessori. E l’aula mostra il volto peggiore
«I mesi da qui al voto rischiano di essere un calvario. Speriamo in bene». Un consigliere comunale di vecchia data, ieri mattina, affidava questa fosca previsione al gruppetto di colleghi e giornalisti radunati appena fuori Palazzo Cernezzi. Se è condivisibile la prima parte della riflessione, risulta incomprensibile la seconda. Quantomeno perché – visto il consiglio comunale di lunedì scorso – non si capisce come si possa sperare che accada qualcosa di positivo in quell’aula. Ecco perché

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STRISCIONI E SILENZIO
Dopo un periodo di assenza, l’altra sera è tornata a farsi sentire – o meglio, a farsi leggere – la voce di alcuni dipendenti della Ca’ d’Industria. Come noto, l’istituto geriatrico, dopo la bufera della scorsa primavera, è in attesa della nomina dei nuovi vertici (con l’ex assessore democristiano e poi consigliere Udc, Paolo Frisoni, in pole position per la presidenza). Forse per stimolare le nomine, e nel contempo per evitare che, una volta tanto, in consiglio comunale si respirasse un clima istituzionale e non da Curva Sud, alcuni spettatori hanno issato un enorme striscione al fondo dell’aula. Nulla di offensivo, il solito slogan: “Giù le mani dalla Ca’ d’Industria”. Peccato che, in barba a ogni regolamento e a ogni gestione seria dell’aula, nessuno per un buon periodo di tempo sia intervenuto in maniera decisa per far abbassare il telone bianco. È accaduto soltanto in un secondo tempo, ma molto più per inerzia e senso di sbraco generale che non per interventi dall’alto.
IL DESERTO
Come anticipato proprio dal “Corriere”, non ha giovato a dare un senso di serietà alla serata il boicottaggio del Pdl della seduta dedicata alle due mozioni di sfiducia per gli assessori Enrico Cenetiempo (approvata con 18 voti) ed Etta Sosio (tecnicamente bocciata grazie a un pareggio 10 a 10 di pro e contro). Senza il principale partito di maggioranza e con metà aula deserta, l’atmosfera in consiglio era più simile a quella di una rimpatriata in birreria venuta male che a una riunione della massima assemblea cittadina.
IL RODITORE
Per aggiungere un tocco vieppiù circense al tutto, il capogruppo di Rifondazione Comunista ha giocato forte. E così, ecco comparire un bel coniglio di cioccolato sul banco del capogruppo del Pdl, Claudio Corengia. «Non volevo offendere – dice Supino – ma solo rimarcare che i pidiellini, guidati dal loro capogruppo, sono scappati come conigli davanti alla discussione sulla gestione del patrimonio da parte del suo assessore Cenetiempo. Era una provocazione simpatica che però denuncia i pericoli democratici di certi atteggiamenti». Corengia l’ha presa con filosofia: «Non mi ha offeso il coniglio, ma è stato offensivo per la città un consiglio inutile, su due mozioni inutili, che pure sono costate 5mila euro ai comaschi».
IL PEGGIO
Ma la scena madre doveva ancora arrivare. Si è materializzata durante il voto sulla Sosio, con il presidente del consiglio comunale, Mario Pastore (Fli), che recandosi all’urna di legno e vetro avrebbe fatto vedere platealmente la scheda bianca per dare un segnale di appoggio all’assessore. Arturo Arcellaschi (Forza Como), nel ruolo di scrutatore, ha perso letteralmente le staffe. Parlando così in un’aula istituzionale, per di più rivolto al presidente dell’assemblea (il quale, peraltro, non ha detto una parola, né preso provvedimenti): «Quelle cazzate lì non si fanno, non fare vedere a tutti che voti scheda bianca. Cerca di fare la persona seria. Stai dentro (alla sala dove si votava, ndr) e chiudi la porta, altrimenti mi girano i co…». A questo punto, l’incredibile: Arcellaschi, totalmente fuori controllo, ha tirato un pugno alla teca in legno che conteneva le schede e ne ha rotto un vetro. «Che c… me ne frega – rispondeva furioso a chi gli chiedeva come stava – pagherò anche l’urna, porca put… No non mi sono fatto male».
Fine delle trasmissioni. Il problema è che giovedì riprenderanno.

Emanuele Caso

Nella foto:
In questa foto, scattata a metà seduta di lunedì scorso, si notano bene gli scranni lasciati vuoti dai consiglieri del Pdl

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