Interrogazione al ministro dell’Interno: «Chiudete la moschea di via Pino»

«Chiudete il centro culturale islamico di via Domenico Pino a Camerlata». All’indomani della notizia dell’espulsione dall’Italia di un 49enne cittadino tunisino, considerato dalla Digos con spiccate simpatie per i reclutatori jihadisti o comunque troppo vicino ad essi, il mondo politico nazionale esplode chiedendo a gran voce al ministro dell’Interno Marco Minniti e al sindaco di Como Mario Lucini la chiusura di quella che viene chiamata la «moschea di Camerlata».

Il 49enne espulso abitava nella case popolari di Lurago d’Erba, era in Italia da anni (aveva aperto attività di macelleria e un minimarket) e, soprattutto, era considerato tra i componenti di vertice dell’Associazione culturale islamica di Como che si trova appunto in via Pino.

«L’espulsione, venerdì scorso, del vicepresidente del centro culturale islamico di Como conferma che questa moschea abusiva rappresenta un rischio altissimo per la sicurezza dei comaschi», si legge nelle parole dei deputati della Lega Nord Paolo Grimoldi e Nicola Molteni, che hanno firmato e depositato una interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno per chiedere l’immediata chiusura della struttura.

«Intanto ringraziamo gli uomini della polizia e della Digos per il prezioso lavoro svolto in termini di monitoraggio e prevenzione – continuano i due politici – ma ci domandiamo perché nessuno dei frequentatori di questa moschea abbia mai denunciato alle autorità comasche il suo vicepresidente, espulso per le prediche che inneggiavano al terrorismo». «Per questo, senza perdere tempo, questa mattina abbiamo scritto al ministro dell’Interno, Minniti, per sollecitare un suo immediato intervento per chiudere, per motivi evidenti di sicurezza e ordine pubblico, l’abusivo centro culturale islamico di via Domenico Pino a Camerlata, a Como: una moschea pericolosa, perché legata all’estremi – smo islamico e il cui vice presidente è stato espulso perché propagandava l’Isis e reclutava combattenti da inviare nei teatri di guerra».

La chiosa dei deputati della Lega Nord è perentoria: «La struttura di via Domenico Pino è una bomba sociale pericolosissima, da sigillare e disinnescare subito, chiudendola senza perdere tempo. Ricordiamo che dal 2004 a oggi ben 4 capi spirituali islamici ai vertici del centro di via Pino sono stati espulsi perché legati al fondamentalismo più radicale, con legami con altre moschee altrettanto pericolose».

Uno scontro che diventa anche politico: «Inquietante è il silenzio del sindaco di Como e delle istituzioni comasche – scrivono ancora Molteni e Grimoldi – ma noi come Lega Nord, andiamo avanti a chiedere la chiusura di questo centro islamico». Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’assessore regionale alla Sicurezza, Simona Bordonali: «La moschea di via Pino, a Como, è da chiudere immediatamente. Non possiamo più tollerare che in Lombardia esista un centro di reclutamento dello Stato islamico». «La Regione Lombardia ha fatto quanto di propria competenza – ha aggiunto l’assessore – con una legge urbanistica che regola l’edificazione di nuovi luoghi di culto. È tuttavia compito dei sindaci e del ministero chiudere le moschee abusive e quelle ritenute pericolose».

Sulla vicenda interviene anche l’assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Viviana Beccalossi, che aveva chiesto a tutti i comuni lombardi una mappatura di moschee, centri culturali islamici e scuole coraniche. «È triste constatare che tra le 700 risposte finora arrivate dai sindaci della Lombardia in tema di mappatura dei luoghi di culto non ci sia traccia di Como. Un silenzio assordante da parte di chi o fa finta di non sapere oppure, cosa ancor piu’ grave, non conosce ciò che accade sul proprio territorio ignorando potenziali rischi per la sicurezza come quelli di Camerlata».

La replica è affidata al sindaco Mario Lucini che, a margine della giunta di ieri pomeriggio, interviene sulla vicenda sottolineando come, «pur non potendoci basare su una singola situazione personale», verranno «verificate con la Questura di Como se sono mutati i presupposti su via Domenico Pino».

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