Interruzione forzata di via Milano, soltanto il maltempo eviterà lo sbarramento totale

como, via Milano bassa

Il Comune di Como potrebbe decidere di riaprire via Milano alle auto nei giorni “critici” della Città dei Balocchi. Ma soltanto in caso di cattivo tempo. È questa l’unica concessione che, pare, sarà fatta a chi protesta per la decisione di interrompere il traffico su una delle più importanti arterie del capoluogo nei weekend e nei festivi di dicembre e inizio gennaio.
Oggi pomeriggio, alle 14.30, in una conferenza stampa dovrebbe essere finalmente svelato il piano che sta alla base delle scelte viabilistiche adottate in vista dell’apertura della kermesse.
Intanto, tra gli operatori economici della zona prevale la «rassegnazione», dice Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como. «Abbiamo fatto uno sforzo per illuminare via Milano in modo migliore, speriamo che possa funzionare. Non nego però che tra i negozianti prevale la sfiducia, anche perché lo scorso anno, con la strada chiusa a metà, il lavoro si era praticamente azzerato» .
Lo sbarramento di via Milano, aggiunge Casartelli, avrebbe forse avuto un senso «se il parcheggio della Ticosa fosse stato accessibile. Così gli effetti sono davvero imprevedibili». Opinione – quella del presidente di Confcommercio – condivisa anche da Mario Lavatelli, avvocato e presidente dell’Associazione Civica Utenti della Strada (Acus). «L’afflusso di persone e auto sarà notevole, ce lo dice l’esperienza – spiega Lavatelli – per evitare la paralisi del traffico bisognerebbe fermare le macchine all’ingresso della città. Una soluzione, me ne rendo conto, quasi impossibile, anche per le caratteristiche di Como, città di attraversamento».
Certo è, dice ancora il presidente di Acus, «che il capoluogo non regge più il flusso di traffico. In certi giorni, al di là degli eventi natalizi, la paralisi è completa, il girone si blocca e piombiamo nel caos». Ecco perché l’unica, vera soluzione sarebbe «drenare le auto all’ingresso della città, dirottarle ad esempio sull’autosilo della Valmulini che ha tuttavia un accesso e un’uscita pericolosi che ne limitano la funzionalità». Lavatelli auspica che alla base delle decisioni del Comune vi siano «simulazioni e accertamenti istruttori. L’intervento su via Milano comporta dei rischi. Da parte nostra chiederemo un incontro con l’assessore per capire le motivazioni tecniche, possiamo pure mettere a disposizione il nostro consulente e siamo pronti a dare una mano», conclude.
Chi non è stato minimamente coinvolto nelle decisioni è invece il piccolo ma importante universo dei taxisti: 45 persone che lavorano sulle strade del capoluogo e avrebbero potuto dare qualche buon consiglio.
«Nei giorni di chiusura di via Milano non potremo lavorare – dice Marco Taroni, responsabile dei taxisti Cna – arrivare in centro era impossibile anche lo scorso anno».
Il parere dei conducenti di taxi conta però poco o nulla. «Le amministrazioni che si sono succedute non ci hanno mai coinvolti – aggiunge Taroni – se ci avessero consultati avremmo quantomeno fatto presente la criticità del l’uscita di via Bianchi Giovini su piazza Cavour».

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