Interventi rapidi salvano la vita Ma chi non è grave aspetta venti minuti

L’emergenza sanitaria
(a.cam.) Colpito da un arresto cardiaco in casa, un uomo residente in città è stato salvato dai primi soccorritori, arrivati con il mezzo base, attrezzato con apparecchio per il cardiogramma e defibrillatore. Il paziente, che non ha neppure 50 anni, sta bene e non ha riportato conseguenze permanenti. L’intervento risale al 10 ottobre scorso. Nel cuore della notte, l’uomo ha chiamato il 112 riferendo un generale stato di malessere, ma senza indicare sintomi specifici dell’infarto. A casa del paziente è stato inviato il mezzo di base.
L’equipaggio ha effettuato subito il cardiogramma e, durante l’esame, il comasco ha avuto un arresto cardiaco. I volontari hanno attivato il defibrillatore ed è bastata una scarica perché il cuore del paziente ricominciasse a battere. All’arrivo dell’automedica, l’uomo era lucido e cosciente. Trasportato all’ospedale Sant’Anna, il paziente oggi è in buone condizioni di salute.
Una segnalazione di tutt’altro tenore, ma sempre riferita ai mezzi di soccorso, arriva invece da una donna comasca colta da malore in strada, a Como. La 47enne, dopo essersi sentita male, è rimasta venti minuti in attesa di un’ambulanza. L’episodio risale a domenica pomeriggio ed è avvenuto in piazza Cavour. Gli amici che erano con lei hanno chiesto l’intervento del 118, ma si sono sentiti dire che non c’erano mezzi liberi e i soccorritori sarebbero arrivati il più presto possibile. «La paziente aveva un codice verde, quindi la sua situazione non era di alcuna gravità e non richiedeva un intervento urgente – fanno sapere dalla direzione di Areu, l’agenzia regionale dell’emergenza urgenza – In questi casi, molto raramente ma può capitare che, se tutti i mezzi sono impegnati, ci possa essere una simile attesa».

Nella foto:
Un intervento di soccorso degli uomini del 118

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