Intervista ad Irina Gerasimenko: «Recalcati? Non c’è dialogo. Ci faccia sapere cosa intende fare»

Sodini schierato con coach Recalcati prima di un match

Carlo Recalcati il giorno della firma del contratto con il club brianzolo

Irina Gerasimenko a muso duro con Carlo Recalcati: «Non lo sento da molto tempo. Ci faccia sapere che cosa intende fare». È gelo tra la proprietà della Pallacanestro Cantù e l’allenatore, e tutto sembra tracciato per arrivare a quello che è un divorzio annunciato. Una fase in cui girano voci e anche tanti mugugni. Il presidente del club ha scelto di mandare un messaggio chiaro, non solo al tecnico, ma a tutto l’ambiente.
«Stiamo lavorando duramente in quello che è un periodo cruciale per tutte le squadre di serie A – spiega Irina Gerasimenko – È in atto la costruzione del roster, e stiamo preparando tutto per essere pronti per la prossima stagione».

Fatta salva questa premessa, Irina Gerasimenko non si sottrae al discorso-allenatore. Anzi.
«Non posso forzare ogni sua decisione – spiega – Non è una situazione bella. Eravamo d’accordo che saremmo stati in contatto ma non è così. Io ho rispetto per le decisioni che Recalcati vorrà prendere. Ma io devo pensare a un lavoro di costruzione: non ci sentiamo da un po’ di tempo. Una situazione che preferiremmo risolvere».
«Lui è l’allenatore di Cantù – aggiunge – ma quello che sta accadendo non è normale. Sicuramente avrei delle domande da fargli, vorrei parlargli e avere un contatto. Quando lui ha fatto richieste, ha ricevuto risposte; mi piacerebbe lo stesso da lui».
Una vicenda che, a detta di molti, farebbe passar la voglia di venire a Cantù a molti giocatori. «Mah, a chi parla di noi dico di rivolgersi a noi per un contatto diretto. Io stessa sono in sede ogni giorno e non mi sono mai sottratta al confronto. Chi vuole fare qualcosa, lavorare con Cantù, collaborare, costruire qui è sempre ascoltato».

«Posso solo dire – spiega ancora il presidente che ci sono molti giocatori che attraverso i loro agenti si propongono per venire a giocare in questa squadra storica per il basket italiano e internazionale».
Negli scorsi giorni ha tenuto banco la vicenda di Marcus Landry, migliore giocatore dello scorso campionato, con cui c’era un accordo, poi saltato. L’americano è dunque rimasto a Brescia. «È un ottimo giocatore, lo apprezzo tantissimo, ma io devo guardare al budget – afferma il presidente – per noi è troppo costoso. L’idea era di portarlo qui e di costruirgli attorno una squadra con ingaggi bassi, ma non è stato possibile portare avanti questo progetto».
Torna in ballo Carlo Recalcati: «Ho chiesto al nostro coach i nomi di altri giocatori meno costosi, ma non ho avuto una risposta».
La mancanza di supporti economici da sponsor locali certo non ha aiutato. «È un tasto dolente, devo essere realista e ammetterlo – afferma ancora il presidente – Ed è per questo che abbiamo perso Landry. In questo momento sono da sola e… da sola non posso portare a Cantù giocatori costosi».
Tra le situazioni che hanno fatto discutere, il dietrofront di Renato Pasquali, che pareva destinato a fare il direttore sportivo. «Il suo atteggiamento mi ha sorpreso – afferma il presidente – Abbiamo parlato a lungo, poi ci ha detto di no attraverso il suo agente e ha fatto una intervista negativa nei nostri confronti: il giorno dopo ha firmato per un’altra squadra. Non aggiungo null’altro: siano i lettori a farsi una opinione».

Dmitry Gerasimenko

Vediamo al discorso che riguarda Dmitry Gerasimenko. Anche se rimane lontano per le note vicende giudiziarie – che spera di risolvere al più presto – un po’ tutti lo accusano di essere eccessivamente accentratore.
«Dmitry? È sempre coinvolto, sa tutto è aggiornato su ogni aspetto – sottolinea la moglie Irina – In teoria l’idea era di un confronto quotidiano fra me e il coach per parlare di giocatori e mercato. Perché Recalcati non si fa sentire? Chiedetelo a lui. A questo punto non mi rimane che disegnare ogni strategia con Dmitry, che è il mio unico riferimento per la costruzione del team».
Il presidente poi tiene a sottolineare che il club è al lavoro anche per il settore giovanile e per acquisire una squadra di serie C.
La chiusura è un messaggio a tutto l’ambiente. «A me e Dmitry non piace questa situazione di attacchi continui dall’esterno e di negatività. Noi preferiamo non parlare, ma lavorare ogni giorno all’interno. C’è gente che parla ma che non vive la realtà del club, compreso il nostro allenatore. Se c’è qualcuno che pensa di poter fare meglio di noi che venga pure al nostro posto».
Massimo Moscardi

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