Interviste ai candidati-sindaco. Landriscina: «Non ho casacche di partito»

Quando aveva scelto di candidarsi, alcuni – giocando sul suo mestiere – avevano parlato dell’uomo in grado di rianimare il centrodestra lariano uscito a pezzi dalle urne cittadine nel 2012.
Mario Landriscina è riuscito sicuramente nell’intento di rimettere insieme i cocci di un vaso che, dopo quasi 20 anni di governo di Como, era andato in frantumi. Se sarà anche in grado di ridare slancio alla corsa della coalizione lo diranno le urne.
Mancano pochi giorni alla fine della campagna elettorale. Lo rifarebbe?
«L’esperienza è stata sin qui faticosa ma appassionante. Ho scoperto tante cose che non sapevo o sulle quali avevo punti di vista parziali. Ho imparato molto e lo rifarei. Anche se mi sono reso conto che fare il sindaco è possibile soltanto avendo a fianco persone con le necessarie competenze».
Spesso le è stata rimproverata una certa ingenuità, un approccio alla politica un po’ dilettantesco. La considera una critica giusta o troppo severa?
«Non sono mai stato un tuttologo, categoria che non mi piace particolarmente. Non sono nemmeno un professionista della politica. Candidandomi mi sono interessato a cose che prima non conoscevo. Questo non significa né essere dilettanti né essere ingenui. Se dovessi scegliere un aggettivo mi definirei un romantico. Mi piace mettere insieme le idee che partono dal basso e non ho paura a decidere. Ma lo faccio dopo aver ascoltato i diversi punti di vista, tentando di fare sintesi tra posizioni differenti».
Che cosa risponde a chi la accusa di essere ostaggio dei partiti e della Lega Nord in particolare?
«Non ho mai indossato casacche né subìto condizionamenti. La politica tende a portare avanti istanze di partito, ed è ovvio. Ma io mi pongo in modo diverso e su incarichi, scelte e programmi vado avanti secondo le mie convinzioni, pur sapendo che talvolta bisogna mediare. L’importante è che questa mediazione non sia al ribasso».
Qualcosa di concreto?
«Mi sono preso la libertà di togliere dal programma elettorale della coalizione qualcosa che mi sembrava impossibile da fare».
Cioè?
«Il tunnel sotto il lago».
Se dovesse vincere, sceglierà gli assessori da solo?
«Non ho alcuna preoccupazione sulla scelta della squadra. So che i partiti proporranno persone valide, e non mi inquieta che da parte loro vi siano indicazioni. Ma deciderò io. Liberamente».
Che cosa ha scoperto di Como che non conosceva?
«Ho visto da vicino aree degradate e un senso di abbandono che non mi piace. Così come non mi piace il fatto che i cittadini si sentano soli, dimenticati dalle istituzioni. Pensiamo ai cimiteri. Un autentico pugno nello stomaco. Ci sono migliaia di loculi abbandonati. E nessuna manutenzione. Una situazione che mi pare irragionevole e che si ripete altrove».
Dove?
«Stamattina (ieri, ndr) sono stato alla sede della Circoscrizione di Camerlata che è in parte inagibile. Non la vedevo da anni e sono rimasto senza parole. Sarebbero bastati interventi minimi per metterla in sicurezza. Il mio non è un attacco polemico, è solo che trovo disdicevole lo stato dei fatti. Mi ha preoccupato soprattutto la mancata risposta alle richieste dei cittadini. Io preferisco sempre un “no” a un “non so” o a un “vedremo”. Peraltro, se la gente chiede cose semplici le risposte da dare sono altrettanto semplici».
Quando parla di degrado e di situazioni oltre i limiti pensa che tutto sia dovuto ai 5 anni di governo del centrosinistra o che vi sia una parte di responsabilità anche di chi ha governato prima?
«È ovvio che non può essere accaduto tutto negli ultimi anni, purtroppo c’è qualcosa che non funziona da tempo. Ma davvero, adesso, bisogna invertire rapidamente la rotta e guardare a un futuro diverso».
Ma la sua ricetta, se ne ha una, quale sarebbe?
«Guardi, io credo che le persone abbiano voglia di impadronirsi e di difendere la cosa pubblica, soprattutto quando la sentono propria. Affidare pezzi di città ai cittadini sarebbe un’opzione cui pensare, ovviamente valutando la percorribilità di tale proposta. Non è vero che i comaschi si disinteressino della loro città. Anzi, in giro vedo molta voglia di partecipare e di contare».
Chi vincerà le elezioni?
«Non lo so e mi sembrerebbe scorretto fare previsioni, anche per rispetto dei miei concorrenti. Immagino che possa esserci un ballottaggio e spero di poter essere della partita».
Se dovesse giocare i supplementari rimarrebbe con la stessa squadra o pensa a qualche apparentamento?
«Non farò alcun apparentamento. Non è nel mio modo di vedere le cose. Penso che sia disdicevole andare a braccetto con le persone con cui, fino al giorno prima, si è combattuto usando toni aspri».
Da. C.

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