Intossicazione da monossido a Cabiate: tre giovani finiscono all’ospedale

L'intervento dei vigili del fuoco

La caldaia non funzionava e l’impianto di riscaldamento era andato in blocco. Così, per combattere il freddo nella notte dell’ultimo dell’anno, hanno deciso di accendere un braciere che tenevano in casa. Una leggerezza che avrebbe potuto costare molto cara a tre ragazzi di origine egiziana, tutti regolari in Italia, che abitavano in una casa di Cabiate. Sono infatti rimasti intossicati dalle esalazioni di monossido di carbonio sviluppate dalla combustione, finendo così all’ospedale (due al pronto soccorso di Cantù, uno a quello del Sant’Anna).
Le loro condizioni per fortuna non destano preoccupazione.
L’allarme è stato lanciato quando erano le 5.30 della mattina del primo giorno dell’anno.
I tre ragazzi, tutti giovanissimi (rispettivamente di 16, 20 e 23 anni), avevano deciso di accendere il fuoco all’interno di un braciere per compensare la rottura della caldaia della casa e combattere in questo modo il freddo della notte di Capodanno.
Le esalazioni però hanno causato i primi malori e la necessità di richiedere l’intervento immediato del 118. Sul posto sono arrivate le ambulanze ma anche i vigili del fuoco e pure i carabinieri del Radiomobile della Compagnia di Cantù.
Tutti e tre i giovani sono stati trasportati in ospedale per precauzione. Due sono finiti al Sant’Antonio Abate di Cantù, il terzo al Sant’Anna di San Fermo della Battaglia.
Per nessuno di loro, per fortuna, le condizioni sarebbero ritenute preoccupanti dallo staff medico.
Solo un grande spavento, insomma, che si è concluso nel modo migliore possibile.

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