Investito e ucciso: svolta nelle indagini, c’è un indagato

bretella via paoli

Sarebbe ripassato sul posto dell’incidente non una, ma ben tre volte. Avrebbe chiamato anche i soccorsi. Anzi, sarebbe stato proprio lui l’automobilista indicato dagli inquirenti come presente sul posto della tragedia negli attimi dell’arrivo del 118 e delle volanti, quando tutti erano impegnati nel disperato tentativo di salvare la vita a Gaetano Banfi, travolto e ucciso all’alba del 20 ottobre scorso nella bretella tra via Pasquale Paoli e via Clemente XIII. In realtà, per la squadra Mobile di Como che ha lavorato da subito e con tenacia per ricostruire l’accaduto (e che ha poi affidato la propria ricostruzione al pubblico ministero Alessandra Bellù) lo stesso uomo che chiamò i soccorsi dopo essere tornado sul posto dell’incidente, sarebbe anche colui che era al volante dell’auto che investì e uccise il 22enne di Rebbio quando quest’ultimo era già a terra. Una tragedia che avvenne in un punto buio, in piena notte e con la pioggia che batteva.
L’improvvisa svolta nelle indagini sulla vicenda che aveva sconvolto il quartiere cittadino, è avvenuta nelle ultime ore. Un 31enne di Cassina Rizzardi è stato iscritto sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio stradale, omissione di soccorso e pure di calunnia.
Il giovane sarebbe stato alla guida di una Ford EcoSport che passò nel punto dell’investimento non una e nemmeno due volte, bensì tre. Quando le volanti arrivarono sul luogo della tragedia, il testimone (ora indagato) raccontò che Gaetano era già a terra privo di vita, particolare cui tuttavia gli inquirenti non credono. Secondo la Mobile, il 31enne tornò sul posto perché si rese conto di aver colpito qualcosa, e resosi conto della gravità dell’accaduto cercò di “camuffare” quanto era avvenuto. Questa è almeno la tesi dell’accusa. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari sarebbe già stato notificato all’avvocato dell’indagato, il legale Andrea La Russa, che ora avrà tre settimane di tempo per cercare di fornire elementi utili a sostegno della difesa.
Il giovane avrebbe sempre negato di aver investito e ucciso Gaetano. La domanda da cui sono partiti gli uomini della Mobile è stata questa: perché, alle 5.30 della mattina, tornare più volte – ben tre – nello stesso posto, proprio nel luogo in cui, tra il primo e l’ultimo passaggio, c’era stato un investimento mortale? L’analisi delle videocamere ha poi fatto il resto, con l’identificazione dell’auto, del modello e della persona che guidava. Il cerchio, insomma, si è via via stretto attorno al principale sospettato. «Ringraziamo la Procura di Como e la Mobile per il grande lavoro fatto – ha commentato l’avvocato Pierpaolo Livio, che rappresenta la madre della vittima – Siamo grati per quanto fatto».

Tutti i dettagli sul Corriere di Como di mercoledì 8 gennaio

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