Invito ai musicisti: create il nuovo suono di Como

Lago della bilancia
di Lorenzo Morandotti

Quale suono ha una città? Un secolo fa Ottorino Respighi disegnò quello di Roma con le sue composizioni sinfoniche che celebrano “gli strilli dei bambini come rondini a sera” a Villa Borghese, l’usignolo che canta “nel plenilunio sereno” del Gianicolo e i “tintinnii di sonagliere” sui Castelli. Facendo un salto di un secolo, pensiamo all’effervescente New York anni ’70 incarnata dalle musiche dei Talking Heads di David Byrne, o alle musiche composte da Brian Eno per Praga nel 1998. E

il capoluogo lariano? La marcetta brillante “Scossa elettrica” di Giacomo Puccini, composta nel 1899 nel centenario dell’invenzione della pila, è un episodio a suo modo circoscritto da un sapore folcloristico e antiquario, ma idealmente potrebbe fare da ponte con i suoni che si pensano e producono oggi.
Guarda caso, il Politecnico di Como ha in corso una specializzazione in Ingegneria del suono, e di recente al Conservatorio “Verdi” è andata in scena l’edizione 2011 del laboratorio “Elettrosensi”, con partiture “elettroniche” di Luigi Nono. Ma ci sono anche memorie di suoni meno raffinati: come ha evocato nel 2009 uno spettacolo di Giuseppe Di Bello in scena al Sociale, nelle orecchie di molti ancora risuona il rumore degli zoccoli di legno indossati dalle centinaia di operai con cui Como si svegliava. Erano gli operai dell’ex tintostamperia Ticosa, che andavano al lavoro ogni mattina. C’è tanto materiale su cui uno sperimentatore delle sette note potrebbe lavorare, in una città che da quest’anno vede operativi, oltre all’istituto di formazione superiore di via Cadorna 4, anche un liceo coreutico e la libera “Università popolare di musica” totalmente gratuita lanciata dal filosofo Michel Onfray.

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