Cronaca

Io, Enderlin, con l’obbligo di frontaliere al contrario

È confinato a Como l’avvocato coinvolto nell’inchiesta su Banca Carige
Era una delle persone più potenti e influenti di Lugano, l’avvocato Davide Enderlin junior. Junior perché porta il nome del padre, scomparso un anno e mezzo fa, notaio e avvocato, pure lui un’autorità sul Ceresio, consigliere del Partito Liberale Radicale per 40 anni, passione politica trasmessa al figlio e presidente dell’Ente turistico.
Il giovane Enderlin, a 42 anni, ha un patrimonio personale di alcune centinaia di milioni di franchi, è stato membro dei cda di oltre 150 società, è presidente della Pallavolo Lugano, che ha vinto lo scudetto e da due anni gioca la Champions League, ex vicepresidente del Lugano Calcio, poi venduto ad Enrico Preziosi. Ma, il 22 maggio scorso l’ascesa del giovane Enderlin si ferma di colpo.
Viene arrestato in Italia nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Genova su una truffa ai danni di Banca Carige, che secondo l’accusa sarebbe stata messa in piedi dall’ex numero uno dell’istituto, Giovanni Berneschi, insieme con altre sei persone. Cinquanta giorni nel carcere di Marassi, poi i domiciliari ad Andora, nel Savonese e ora, da pochi giorni, l’obbligo di dimora a Como. Enderlin ci riceve in un residence. Tre locali in un punto panoramico della città. Qui l’affitto costa 1.300 euro al mese.
Per chi era abituato a vivere nel palazzo del centro di Lugano eretto dal nonno è un bel cambio di vita?
«Non si sta male a Como, poi adesso sono libero, senza obbligo di firma. Solo non posso tornare in Svizzera – spiega Enderlin – Qui c’è la piscina, la palestra e il campo da tennis. Posso telefonare e lavorare».
Immagino che rispetto al carcere di Marassi…
«È stata un’esperienza dura, è vero, e lo è tuttora. È come quando sali sulla salita più alta di un ottovolante e poi inizi a scendere. Sai però che, prima o poi, anche la discesa più lunga e ripida finisce».
Come è stato trattato nel periodo di detenzione?
«Sa che mi sentivo un privilegiato? Avevo una cella singola, con la tv. Ogni giorno potevo andare in infermeria. C’era chi era in cella con otto persone e non aveva neppure i soldi per chiamare il suo avvocato. La mia condizione economica mi ha aiutato anche in quella situazione. In quei giorni ho pensato tanto alla mia vita. Ho dormito e ho fatto scelte importanti per il futuro».
Anche perché nei suoi primi 42 anni Enderlin aveva corso tanto. Lavoro e passioni: spettacoli e sport. A 21 anni, nel 1993 organizzava il World Top Model al Kursaal di Lugano, con Jerry Scotti, la Marcuzzi, Ron e Mietta.
«Sì, ma con il mondo dello spettacolo non ho mai guadagnato – dice Enderlin – Ho portato in Ticino Max Pezzali, i “Neri Per Caso”, nell’anno che hanno vinto Sanremo, e organizzato 12 edizioni di Lugano Ride».
E ha pure conosciuto un certo Lele Mora.
«Faceva l’agente dello spettacolo. Poi abbiamo avuto un locale sul lago insieme, ma ha chiuso dopo qualche mese. Adesso dicono che siamo falliti. In realtà il locale è stato chiuso, ma ho saldato tutti i debiti. Guardi che io nelle mie attività, gestite in prima persona, non sono mai fallito, non ho debiti».
Ma è finito in un’inchiesta per quella società di pannelli solari.
«Lei parla della Pramac – dice – avevamo 150 dipendenti, purtroppo è fallita sotto i colpi dei governi. Siamo partiti producendo pannelli solari, spendevamo 1,17 euro e vendevamo a 2. Poi sono arrivati i cinesi, con un prodotto identico venduto a 0,75. A quei prezzi si poteva solo fallire».
Enderlin tiene a parlare soprattutto della vicenda di Banca Carige. Sul tavolo ha quattro faldoni di circa mille pagine ciascuno. C’è anche una copia di un testamento.
Dal giorno dell’arresto ha iniziato a produrre una valanga di documenti per i pubblici ministeri liguri.
«Ho dato disponibilità piena ai magistrati italiani – spiega – Altri parlano e magari si inventano le cose. Io ho tutti i documenti scritti, i contratti di fiduciario. Questo del resto è il mio lavoro. I magistrati parlano di “prestanome”, ma è qualcosa che in Svizzera non esiste più da 15 anni. Se un imprenditore vuole aprire una società in Svizzera, deve avere almeno uno dei soci residente. È la figura dell’avente diritto economico, che agisce per conto dell’amministrazione. Ma si tratta di contratti registrati. Tutto alla luce del sole».
Ma nella questione della Carige si parla anche di altro, di truffa, di plusvalenze sulla vendita di immobili.
«Io so di essere innocente e lo sto dimostrando. Anche perché il presidente di Banca Carige l’ho visto una volta sola nel 2014, mentre i fatti contestati si riferiscono a otto anni prima. Io ho solo agito per conto di un mio cliente sull’acquisto di un hotel. Su queste operazioni i soldi sono rientrati in Italia e sono stati anche pagati 12 milioni di imposte. È tutto qui». Enderlin apre un altro faldone, mostra copia dei bonifici effettuati.
Se è come dice lei, è una situazione kafkiana.
«Oggi essere un fiduciario svizzero può essere un’onta – dice – Eppure la Svizzera non è un paradiso fiscale e non è giusto continuare a prendere schiaffoni dagli altri Paesi. Io pago di aliquota circa il 40 per cento. La stessa cosa vale per il segreto bancario. Da anni chi apre un conto in Svizzera deve dichiarare la provenienza dei soldi».
La sua famiglia è svizzera da sempre?
«Quando è stato costituito il Cantone nel 1803 eravamo già a Lugano, ma discendiamo da una famiglia austriaca, commercianti di corte degli imperatori asburgici. Un mio cugino produce vini a Maienfeld, il paese di Heidi».
Lei ce l’ha con l’Italia?
«Ma no, come potrei? Al limite ce l’ho con la presunzione di colpevolezza del vostro sistema giuridico. Può essere pericoloso. Siamo Paesi confinanti, ma con regole troppo diverse sulle banche e sugli affari. Quello che è lecito in Svizzera, in Italia viene visto con sospetto. È ora che le regole vengano uniformate e spero che il mio caso serva a questo».
Ha avuto un grave danno?
«Un danno di immagine ed economico – dice Enderlin – mi sono dimesso da tutte le società, e anche dal partito (il Plr, ndr). Non aveva senso stare in un gruppo che pensa che io sia un delinquente. Continuerò a fare l’imprenditore, oggi do lavoro a circa 200 persone tra negozi, ristoranti, uffici e la società di pallavolo. Il prossimo anno riproporrò Lugano Ride».
Enderlin, insomma, non rinuncia a nuove iniziative e non è detto che in questo periodo di obbligo di domicilio a Como non organizzi qualcosa pure per la città di Volta. Quando l’intervista sta per finire chiama il manager di una grande cantante. Enderlin gli parla di un progetto che sembra tagliato proprio per il Lario.

Paolo Annoni

Nella foto:
Davide Enderlin sul divano del trilocale in un residence che ha affittato per il suo soggiorno obbligato a Como
11 ottobre 2014

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