Cultura e spettacoli

Isis, minaccia mondiale

altChihade Abboud. Ospite a Cucciago, è parroco di Nostra Signora della Pace a Damasco, esperto siriano di diritto canonico e membro del Tribunale ecclesiastico della sua Chiesa
«Il dialogo con i musulmani in Siria non è possibile»
Il dialogo con i musulmani in Siria non è possibile».
È secco, chiaro e conciso, il giudizio di Padre Dottore Chihade Abboud, riguardo la situazione nel Paese mediorientale da anni, ormai, in preda ad una guerra interna, nata come rivolta nei confronti del regime di Assad, trasformatasi poi nella più classica “Guerra Santa” da parte dei musulmani radicali, che vogliono impiantare uno Stato islamico. E in parte ci sono anche riusciti, visto che ampie zone della Siria e del vicino Irak sono nelle loro mani.

Il religioso era ospite, venerdì sera, del “Centro culturale Padovese” di Cucciago, nell’ambito del ciclo di incontri Vedere per credere, proprio per parlare di quanto sta succedendo nella regione, dei rapporti tra l’Islam e le diverse Chiese cristiane, e delle prospettive future. E come detto, l’esperto siriano di diritto canonico nonché membro del Tribunale ecclesiastico della sua Chiesa, non nutre grande ottimismo.
«Manca un interlocutore con cui sedersi a un tavolo e dialogare», dice.
Il governo di Damasco, retto da Bashar al-Assad, succeduto al padre Hafez, ha invitato più volte il mondo islamico-radicale a intavolare trattative, a discutere sugli equilibri futuri, ma tutti gli inviti sono caduti nel vuoto: le fazioni islamiche sono divise, non riescono a mettersi d’accordo su chi possa rappresentarle.
A sentire le sue parole, peraltro, viene il dubbio che questa divisione sia solo una giustificazione per continuare la guerra e arrivare alla creazione di uno Stato islamico, quell’Isis di cui sono piene le nostre cronache.
Dialogare su cosa, poi, è una domanda a cui è difficile dare una risposta. Tornare all’equilibrio tra Stato laico, Islam e Chiese cristiane precedente allo scoppio della guerra?
«Una convivenza minima», la definisce il parroco di Nostra Signora della Pace a Damasco.
Perché anche prima non è che i cristiani, di qualunque confessione, avessero vita facile.
«I problemi erano legati a temi quali l’adozione, l’eredità, il matrimonio», dice Chihade. Che spiega, senza troppi fronzoli diplomatici, che «l’adozione per i musulmani è proibita fin da quando Maometto, il Profeta, invaghitosi della moglie del figlio adottivo, per poterla sposare decise di annullare l’adozione. Per quanto riguarda l’eredità, la donna nel mondo musulmano vale la metà dell’uomo, e questo vale anche per le divisioni ereditarie».
Anni di dialogo e trattativa avevano portato a che ogni Chiesa avesse, almeno su questi punti, uno statuto speciale che tenesse conto delle rispettive tradizioni e consuetudini. Un successo che lo Stato islamico sta mettendo a rischio.
E per il matrimonio? «Noi viviamo con i musulmani fin dall’inizio, eravamo in quella zona prima che arrivassero loro, eppure ancora non abbiamo capito cosa sia il matrimonio per loro», la secca risposta. «Sappiamo solo che quelli misti sono fonte di problemi».
La speranza è l’ultima a morire, però, come si dice sempre. Qualche segno, sia pur timido, di cambiamento c’è anche nel mondo islamico. Il primo Muftì della Siria, in pratica l’esponente più elevato della gerarchia musulmana in quel Paese, quando i terroristi gli hanno ucciso il figlio come ritorsione perché lo consideravano troppo incline al dialogo, ha detto: “Io perdono”. «Nell’Islam il perdono non esiste – spiega Chihade Abboud – ma queste parole sono il segno che un cambiamento, difficile, ancora molto piccolo, sta crescendo nel mondo musulmano».
Se mai arriverà a sbocciare e dare frutti, questo seme di speranza, è ancora presto per dirlo. Molto presto.

Nella foto:
Tempi bui
Chihade Abboud a Cucciago (foto Fkd). 
19 Ottobre 2014

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