Istituti superiori, allarme sul Lario. La scure di Monti spaventa i Comuni

Manutenzione e riscaldamento, oneri eccessivi per gli enti locali
Ben venga una razionalizzazione dei costi. Imprescindibile, in tempo di crisi, una riduzione delle spese. Necessario, in quest’ottica, anche un ripensamento delle funzioni svolte da enti come le Province.
Quando però tutto ciò comporta, complice la spending review del governo Monti, il rischio concreto di veder svanire gli oltre 6 milioni di euro annui garantiti da Villa Saporiti per la gestione dei 42 istituti scolastici superiori del territorio, l’allarme scatta immediatamente.
Se
infatti l’ente di via Borgovico dovesse essere depotenziato e i tagli dello stato dovessero concretizzarsi, spetterebbe ai singoli Comuni reperire le risorse necessarie per tenere le scuole aperte e in efficienza. Alle amministrazioni toccherebbe il non semplice compito di scovare i soldi per la manutenzione ordinaria e per ogni altra necessità, a partire dalle risorse per il riscaldamento.
«Non ci voglio neanche pensare. Anche perché, se si dovesse effettivamente verificare questa malaugurata ipotesi, non ci sarebbe proprio nulla da discutere – interviene l’assessore al Bilancio di Palazzo Cernezzi, Giulia Pusterla – Sarebbe impossibile, vista anche l’attuale situazione economica, reperire i fondi. Dovrà essere il governo a farsi carico di tutto ciò. A Roma spetterà il compito di reperire le risorse necessarie. Noi, certamente, non potremmo farlo».
Ogni istituto costa in media 157mila euro all’anno. Cifra alla quale vanno aggiunti anche gli oneri legati alla manutenzione straordinaria e ai lavori per la messa in sicurezza degli edifici. E così, all’improvviso, il rischio è che da settembre, con il nuovo anno scolastico al via, possano piombare addosso agli amministratori locali «dei compiti insostenibili – aggiunge sempre Pusterla – Escludo proprio che si possa arrivare ad adottare simili decisioni e che il governo possa procedere su questa strada».
Sono otto gli istituti superiori presenti in città e a rischio. Tre a Erba e altrettanti a Cantù. Oltre a un lungo elenco di ulteriori scuole e sedi distaccate sparpagliate in tutta la provincia. Da Cantù a Longone al Segrino. Il problema è serio. Da un lato la Provincia, con un semplice atto di concessione, potrebbe trasferire la proprietà degli immobili ai Comuni e intanto lo Stato continuerebbe a pagare gli stipendi ai dipendenti. Resterà però da individuare chi – e in questo caso i Comuni sono in pole position – si dovrà occupare di scovare i fondi per la gestione e la manutenzione degli istituti.
«Spero proprio che l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), si stia già muovendo. E che stia cercando di definire il problema, con assoluta chiarezza, in tutti quei territori come il nostro dove si potrebbe concretizzare questo enorme buco nelle risorse – conclude l’assessore Giulia Pusterla – Non penso ci siano Comuni in grado, in questo difficile momento, di reperire simili cifre».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Il Liceo Giovio di Como. Sui Comuni potrebbero cadere i costi di ordinaria amministrazione che prima erano a carico delle Province

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