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Italia-Svizzera agli Europei: una rivalità che arriva da lontano

Rudolf Elsener. Chi lo ricorda? A suo tempo fu un uomo simbolo nelle eterne diatribe calcistiche tra Italia e Svizzera. Era il 1982. Italia – come dimenticarlo? – campione del mondo in Spagna e Svizzera nemmeno qualificata.Gioia da questa parte della frontiera, un po’ di invidia dall’altra; 28 ottobre 1982, stadio Olimpico, prima amichevole degli azzurri iridati proprio contro la Svizzera.Una serata di festa, in teoria, che fu inacidita dal successo dei (all’epoca poco accreditati) rossocrociati: 0-1 con rete, appunto di Rudolf Elsener, che diventò il pretesto per una lunga serie di sfottò per gli italiani che quotidianamente avevano a che fare con gli svizzeri, frontalieri su tutti. Magra consolazione, visto che che si trattava di una amichevole e nei pensieri (da questa parte) c’erano ancora le immagini della Spagna e delle vittorie con Brasile e Germania Ovest.

Più indietro ancora: nel 1954, proprio nei Mondiali in Svizzera, erano stati i rossocrociati a eliminare l’Italia, con un secco (e inatteso) 4-1. In quella edizione, peraltro, Lugano fu invasa pacificamente in occasione della gara tra azzurri e Belgio, disputata allo stadio Cornaredo, con successo dei “nostri” per 4-1.

La rivalità, insomma è atavica e arriva da lontano. Negli anni è cambiata, ma rimane. Oggi ha acquisito anche una valenza che al di là dello sport sfocia nella politica, con gli strali di alcuni partiti ticinesi, che un giorno sì e l’altro pure non perdono l’occasione per dare la colpa di ogni loro problematica ai frontalieri.

I tempi sono differenti anche rispetto a quelli del film “Pane e cioccolata”, del 1974, con un superbo Nino Manfredi, nei panni di un emigrante, che si schiarisce i capelli per integrarsi con gli svizzeri e che in un bar segue una partita dell’Italia. Tace e fa finta di non soffrire, ma al gol degli azzurri di Fabio Capello esplode in un urlo liberatorio. Una pellicola da rivedere, se vi fosse l’occasione.

Corsi e ricorsi storici in attesa di un nuovo capitolo della saga calcistica fra le due nazionali di frontiera: mercoledì alle 21, allo stadio Olimpico di Roma, Italia e Svizzera si affrontano nella seconda gara del girone eliminatorio degli Europei. Gli azzurri guardano dall’alto i rossocrociati dopo la vittoria per 3-0 all’esordio con la Turchia. Sabato la Svizzera a Baku non è andata oltre l’1-1 con il Galles.

Alla guida degli elvetici un volto noto agli appassionati italiani di calcio italiani, Vladimir Petkovic, visto che in un recente passato ha guidato la Lazio. Un personaggio la cui storia meriterebbe un libro, più che poche righe: originario della Bosnia, si trasferì in Ticino – dove vive tuttora – all’inizio della Guerra dei Balcani e iniziò a lavorare come magazziniere alla Caritas.

Petkovic parla otto lingue ed è sposato con la signora Ljiljana, che in questi anni ha continuato a lavorare come impiegata. Lontana, insomma, da quello stereotipo che vede la moglie di calciatore (o comunque di personaggio del mondo del pallone) abituata a passerelle, selfie e followers sui “social”, pubblicità all’ultimo capo di moda ricevuto in regalo da qualche stilista amico. Persone stimabili e apprezzate per la loro gentilezza, come può testimoniare chi ha avuto il piacere di incontrarle. Poi, giustamente, mercoledì tocca al campo e l’antagonismo sarà quello di sempre. A prescindere, in campo e fuori, sarà un derby appassionante.

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