Giovane comasco pronto a combattere per l’Isis. Sorvegliato speciale tra la Brianza e Como

Terroristi islamici

I terroristi islamici cercano seguaci sul Lario. Un giovane comasco, un 19enne che frequenta una scuola superiore del capoluogo, è stato sottoposto al regime di sorveglianza speciale di polizia perché contattato da alcuni degli uomini arrestati ieri nell’ambito di un’inchiesta della questura di Brescia che ha permesso di smantellare una presunta cellula di estremisti dell’Isis. Il ragazzo era pronto a partire per combattere nell’esercito del terrore.
Il ragazzo era ancora minorenne quando è stato “avvicinato”, tramite Internet, da due albanesi che, secondo quanto accertato dalle indagini del nucleo Antiterrorismo della polizia, facevano parte di una cellula terroristica che si occupava del reclutamento di nuovi combattenti da destinare alle milizie dell’Isis.
Il giovane comasco è un italo-tunisino che, all’epoca dei primi contatti con i terroristi, abitava con la famiglia a Cermenate. Nel corso dell’inchiesta si sarebbe poi trasferito nel capoluogo, dove studia e dove tuttora sarebbe residente, sempre con i genitori. Il ragazzo, che oggi ha 19 anni, non risulta indagato ma, per la misura di sorveglianza speciale, si è visto ritirare il passaporto e i documenti per l’espatrio.
Il coinvolgimento del giovane comasco è emerso nell’ambito dell’operazione “Balkan Connection”, coordinata dalla Procura di Brescia, che ha portato all’arresto di tre persone, due albanesi, zio e nipote, e un italiano di origine marocchina, accusati i primi di reclutamento con finalità di terrorismo e il terzo di apologia di delitti di terrorismo, aggravata dall’uso di Internet. Una quarta persona, un marocchino residente nel Bresciano che si è unito agli jihadisti in Siria, è accusato di addestramento con finalità di terrorismo.
Il 19enne comasco, secondo quanto accertato nel corso delle indagini era stato contattato dai due albanesi arrestati ieri. Inizialmente, sembra che si fosse mostrato restio all’ipotesi dell’arruolamento, al punto che uno dei presunti terroristi era venuto personalmente ad incontrare il ragazzo per convincerlo ad entrare a far parte delle milizie dell’Isis.
Il nome del 19enne canturino sarebbe lo stesso che già compariva, assieme con quello di un secondo comasco, in un rapporto dei servizi segreti italiani sui “foreign fighters”, una quarantina di persone residenti in Italia e pronte a partire per combattere nelle milizie dello Stato Islamico. La questura di Como ha collaborato con la Digos di Brescia all’operazione.
«L’allerta è massima e lavoriamo in sinergia con le altre questure e forze dell’ordine – commenta il questore di Como, Michelangelo Barbato – È importante non abbassare la guardia».
Anna Campaniello

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