Jannacci junior: nella musica offro il massimo

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Virtuoso pianista jazz, si è perfezionato al Conservatorio di Como
Due grandi appuntamenti sul Lago di Como attendono il virtuoso pianista jazz Paolo Jannacci. Il primo, sabato 10 agosto, alle 21, a Palazzo Gallio di Gravedona ed Uniti per Pianomaster 2013; il secondo, sabato 17 agosto, sempre alle 21, all’interno del cartellone del Tremezzo Music Festival che si svolge al Parco Teresio Olivelli.

Con il figlio del grande Enzo, scomparso lo scorso 29 marzo, abbiamo parlato di questi due attesi live sul Lario: «Sono due concerti completamente differenti tra loro, nati da esperienze e momenti lontani tra loro. Il primo, insieme al chitarrista Luca Meneghello, arriva dalla fresca amicizia nata a Zelig. Ci siamo trovati bene e abbiamo provato a suonare insieme alcuni brani suoi per capire se poteva nascere qualcosa di interessante. Quando abbiamo capito che il sound funzionava, non sempre accade quando hai a che fare con una persona che non conosci bene, siamo andati avanti nel progetto. Il secondo, invece, non ha bisogno di grandi presentazioni. È il mio trio storico, con Marco Ricci e Stefano Bagnoli suono da oltre 15 anni e ci capiamo al volo, suoniamo con il pilota automatico. In ogni caso sono due situazioni che esprimono, anche musicalmente, due concetti diversi: una vive cercando sintonia con la leggerezza della chitarra, l’altra respirando la potenza del basso e della batteria».

I suoi approcci compositivi sono diversi?
«No, io lavoro sempre partendo dalle immagini. Quindi, sia quando scrivo pezzi miei, sia per altri o per il cinema, sono guidato da una visione filmica della musica».
Lei ha frequentato anche il Conservatorio Verdi di Como.
«Sì, avevo alcune lacune che dovevo assolutamente colmare. Ho sempre lavorato con musicisti più grandi di me che mi hanno portato fin da subito verso l’alto. Così ho dimenticato alcuni passaggi basilari che a un certo punto dovevo sistemare. È successo a Como, dove ho trovato il maestro Carlo Morena, un pianista paziente e un uomo eccezionale che mi ha spiegato un sacco di cose. Purtroppo, dopo alcuni anni ho dovuto interrompere questo stimolante percorso formativo perché era diventato inconciliabile con la nascita di mia figlia e con il lavoro».
Quando suona la sua gioia è contagiosa.
«Finché c’è passione per questo mestiere non può essere diversamente; suonare per qualcuno mi rende felice e ciò mi impedisce che un concerto diventi un rito meccanico».
Lei è un perfezionista?
«Tutti i giorni imparo qualcosa, ma il perfezionismo è solo rispetto per chi ti ascolta. Andare a vedere un concerto richiede impegno, non solo economico, e io voglio ripagare questo sforzo offrendo sempre il massimo della mia professionalità».
Suo papà Enzo le avrà dato sicuramente del “rompiballe”.
«Certo, come tutti i geni puri dopo un po’ si stufava di aspettare la ritmica giusta o i tempi per sistemare un arrangiamento e sbuffava».
Quanto le manca suo padre, Paolo?
«Mi manca tanto, mi manca tanto (Paolo lo dice con la voce strozzata, ndr)».
Manca a tutti un grande uomo come Enzo.
«Grazie. Ora sto lavorando a un suo disco postumo a cui tengo molto, dovrà essere perfetto. Conterrà un inedito e dieci delle sue ballate più belle degli anni ’60 e ’70 che hanno una storia cinematografica».
Altri progetti?
«Un’opera omnia che mia ha chiesto Mondadori. Raccoglierà in un bellissimo cofanetto 160 canzoni corredate da un libro con molte foto di papà».
E Paolo?
«Io continuo a promuovere Allegra, il mio ultimo disco. È un lavoro a cui tengo molto anche per i tanti ospiti che hanno collaborato con me per realizzare questo album».

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Paolo Jannacci.

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