Jazz lariano su nastro magnetico con il pianoforte di Cappelletti

altMusica. Il maestro di Brunate incide un omaggio a Thelonious Monk, per l’etichetta Hemiolia Records, nel vecchio formato analogico

In piena era digitale, con il web invaso da musica in tutti i formati numerici possibili, c’è un musicista lariano di fama internazionale che sceglie la via dell’analogico. E incide un album “inattuale” e controcorrente su nastro, in due parti. È il pianista di Brunate Arrigo Cappelletti, che ha affidato a una bobina da mezzo pollice, pubblicata dall’etichetta italiana Hemiolia Records, il suo omaggio a Thelonious Monk.
«Nel marasma di insicurezza che è diventata la mia vita, il pianoforte

(la mia fiducia nel saper suscitare emozioni attraverso di esso, non certo la fiducia nelle mie capacità tecniche) resiste». Così Cappelletti ricorda l’atmosfera che ha accompagnato l’incisione, avvenuta la scorsa estate. Con una certezza.
«Thelonious Monk è ormai da tempo, dopo Paul Bley, il mio autore di riferimento. La sua solitudine ed emarginazione si riflettono abbastanza chiaramente nella sua musica da consentire di identificarmi con essa».
La tecnica, a questo punto, conta ben poco. Cappelletti non è un maniaco dell’hi-fi. Ma quel che conta è registrare l’anima della musica. Eppure ha un sapore indubitabilmente “vintage” sapere che un brano di musica jazz possa ancora girare alla velocità di 38,1 centimetri al secondo, e per farlo abbisogni di macchine che trent’anni fa erano sulla cresta dell’onda e sono poi cadute nel dimenticatoio. Salvo poi risuscitare dall’oblio grazie alla passione di alcuni carbonari che ancora ritengono – e molta stampa specializzata è con loro – che ascoltare nastri analogici e anche vinili, a 33 o 45 giri, sia il meglio per le nostre orecchie; naturale e privo di colorazioni e ricco di armoniche. Dato che il digitale è invece sinonimo di “artificiale”.
Hemiolia Records è un trio di appassionati di musica e di tecniche di registrazione (digitale compreso): Claudio Valeri, Giorgio Foschi e Marco Taio. Le loro incisioni, che spaziano dal jazz alla classica, al folk d’autore, spopolano nelle mostre di apparecchiature ad alta fedeltà dove sono tornati in auge i registratori analogici a bobine. E hanno trovato un sostenitore entusiasta nel varesino Fabio Liberatore, punto di riferimento europeo nel restauro di questi apparecchi. I nastri sono per forza di cose pubblicati a tiratura limitata. La Hemiolia ha già prenotato uno spazio alla prossima Fiera dell’Hi-fi di Monaco, in maggio, dove troneggerà anche il nastro di Cappelletti. «È un musicista fantastico – dice il team di Hemiolia – ci lega da anni una grande amicizia e questa avventura nel jazz abbiamo voluto farla partire proprio con lui. La sfida di un omaggio a Thelonious Monk per piano solo lo ha solleticato e spaventato insieme. E l’ha vinta».
Ma perché i nastri? «Si crede – dice il team – che l’analogico sia inferiore al digitale per il fruscio. Cosa che è relativamente vera se si usano apparati casalinghi. Ma noi usiamo macchine professionali Nagra e Studer ancora competitive: battono i tradizionali cd. Quello che cerchiamo di fare non è semplicemente produrre musica da ascoltare, ma musica per emozionare».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
A destra, la copertina del nastro inciso da Arrigo Cappelletti. Sotto, il banco di duplicazione. A sinistra e sotto, le session di incisione

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