di Adria Bartolich, Opinioni & Commenti

Kafka, i bambini e le mense di Lodi

di Adria Bartolich

La vicenda kafkiana delle mense  scolastiche di Lodi  credo sia nota a tutti. Una recente delibera  del sindaco leghista  Sara Casanova  ha stabilito che, per determinare l’importo della retta dovuta per l’accesso alla mensa e al servizio dello  scuola bus, fosse necessario non solo presentare l’Isee (che già richiede una documentazione piuttosto complessa),  cioè dichiarare con il livello di reddito della famiglia dei bambini per i quali veniva richiesta un’agevolazione, ma anche documentare la nullatenenza nei paesi d’origine per le famiglie extracomunitarie. Kafkiana appunto perchè  non esiste un altro termine che definisca meglio l’assurdità di una situazione nella quale  queste  famiglie si sono trovate, e cioè  a dovere richiedere la documentazione necessaria  al loro Paese di provenienza in assenza delle quali sarebbe stata applicata la tariffa massima per l’accesso ai servizi, richiesta certamente logica sul piano  astratto e formale,  ma che non tiene assolutamente conto della realtà. Nei Paesi di origine degli extracomunitari, infatti, mediamente è pressoché impossibile reperire la documentazione necessaria. Sono spesso Paesi  africani privi  di  un diritto istituzionale, nei quali la convivenza si basa soprattutto sulle  consuetudini delle comunità locali e senza un  censimento dei terreni e un registro catastale. In molti  stati non c’è ancora un’anagrafe e solo alcuni hanno iniziato a registrare i proprio cittadini; tra l’altro la gran parte della popolazione vive nelle aree rurali . Alcuni Stati sono tali da soli 50 /60 anni e le emergenze a cui fare fronte sono ben altre: salute, cibo, acqua, elettricità, alfabetizzazione. In situazioni così, a parte la difficoltà di reperire in tempo utile i documenti laddove esistessero , introdurre il concetto di rendita catastale  non solo è un puro delirio,  perchè si tratterebbe di classificare come seconda casa la capanna piuttosto che una  baracca, ma di fatto diventa una norma discriminatoria. Così come lo è applicare le tariffe massime a famiglie che fanno già fatica a vivere. Provvisoriamente la situazione è stata risolta da una provvidenziale colletta, ma il problema rimane ancora  aperto nella sostanza. Così come quello educativo. Cosa  pensare di un’istituzione che impedisce ai bambini di mangiare persino il cibo portato da casa assieme ai propri compagni? Due scuole di Lodi, anticipando l’applicazione di una recente  sentenza del Consiglio di Stato, hanno permesso ai bambini estromessi dal servizio mensa, di mangiare in modo separato in un’altra aula.  Possiamo immaginare cosa significhi per un bambino di quell’età subire un trattamento di questo genere. Compito degli adulti sarebbe quello di proteggere i bambini. Ma, si sa, spesso un adulto è solo un bambino cresciuto in altezza.

22 ottobre 2018

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