La “Balena blu” preoccupa: nuovo caso segnalato in Procura. Quarto episodio in meno di una settimana

Il tribunale di Como

Fino alla scorsa settimana la “Balena blu” (“Blue whale”) era solo una cosa strana letta sui giornali nazionali, oppure su Internet, di sicuro all’apparenza lontana. Sono bastate poche ore perché tutto cambiasse e la preoccupazione iniziasse a lambire anche le acque del lago e le sue montagne. In Procura, solo nelle ultime ore, sono ben quattro le segnalazioni di sospette “Balene blu” individuate tutte nei comuni del Triangolo lariano.

Una media di quasi una al giorno. L’ultimo caso ieri mattina, quando la vicepreside di una scuola media ha trovato, incisa sulla gamba di una piccola alunna – appena 14 anni – la sigla “F57”. Si tratta del richiamo a un gruppo social nato in Russia che pubblicò una drammatica sequenza che vedeva coinvolta una giovane. Quella maledetta sigla, per le aspiranti “Balene blu”, è il primo passo dei 50 che porteranno sempre più in alto fino al gesto estremo.

La vicepreside, per fortuna molto attenta a questa incredibile piaga sociale, ha chiamato i carabinieri e la segnalazione è giunta in Procura a Como, sul tavolo del pm Daniela Moroni. È la quarta in poche ore, tutte in arrivo da comuni del Triangolo lariano. Le prime tre giungevano da una stessa scuola, questa da un altro istituto. I minimi comuni denominatori delle aspiranti “Balene blu” sono età e sesso: ragazze sotto i 15 anni.

I carabinieri hanno sequestrato il cellulare e il pc anche dell’ultima ragazzina individuata, alla ricerca delle tracce che possano condurre a chi impartiva i comandi, tutor nascosti dietro pseudonimi che pilotano gli aspiranti verso 50 prove che portano alla distruzione, le prime più blande, le ultime estreme. Secondo questa scala, la sigla “F57” incisa sulla pelle è uno dei primi gradini da salire. La speranza è dunque che si possa essere intervenuti in tempo e che soprattutto questa folle moda social possa essere appena approdata sul Lario. I cellulari e i pc, dicevamo, sono stati sequestrati e passati al setaccio alla ricerca di come venivano impartiti gli ordini sulle prove. Anche le ragazzine verranno di nuovo sentite nelle prossime ore per cercare di capire chi vi sia dietro, nella speranza di aggrapparsi a un filo e iniziare a tirarlo per risalire all’anima nera ideatrice di questo incubo. Al momento non ci sono indicazioni. È esclusa dagli inquirenti la pista ipotizzata che portava a Trieste. Rimane, all’interno della Procura e negli uffici delle forze di polizia, una allerta massima per monitorare e cercare di capire queste indicazioni che fino a pochi giorni fa sembravano molto lontane dalla nostra provincia e che oggi, purtroppo, sono una drammatica realtà da non perdere assolutamente di vista.

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