La Battaglia Simbolica sull’Articolo 18

Il dariosauro
di Dario Campione

Una battaglia simbolica. Ovvero, letteralmente, combattuta attorno a un simbolo. È difficile credere che l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, legge ormai più che quarantennale (porta la data del 20 maggio 1970), sia il punto chiave della riforma del lavoro invocata da ogni parte.
Si tratta invece, com’è chiaro, di un emblema. Del segno di riconoscimento che ciascuna parte in campo intende fare proprio. Chi difendendolo a ogni costo, chi chiedendone l’abrogazione.
Il governo
tecnico, il governo dei professori, sembra intenzionato ad andare avanti sul tema. Non è chiaro ancora con quale proposta e se, del caso, con quale mediazione.
Le guerre sui simboli, tuttavia, sono le più pericolose. Come dimostrano le prese di posizione dei due maggiori partiti, Pdl e Pd. Ciascuno schierato a difesa dei propri punti di vista. Minacciosi e rabbiosi. Pronti anche a togliere il sostegno all’esecutivo pur di non arretrare. Sul lavoro, sull’articolo 18, il rischio che tutto salti è concreto. Più che sulla riforma elettorale, argomento sul quale alla fine si troverà un’intesa.
Anche il durissimo scontro tra sindacato e Confindustria dimostra il valore paradigmatico dell’articolo 18. Gli attori che si muovono sulla scena del Paese in crisi non rinunciano a vincere la madre di tutte le battaglie.
Il rischio è di avvelenare il clima. Anche se la stessa presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, ha smussato angoli diventati troppo acuti. «A volte – ha detto – l’articolo 18 diventa un alibi dietro il quale si possono nascondere dipendenti infedeli, assenteisti cronici e fannulloni. Ma noi non ne chiediamo l’abolizione, rimanga per casi di licenziamento per discriminazione».
Di questo parliamo stasera, in diretta su Etv, a partire dalle 23. Ospite in studio il segretario generale della Cisl lombarda, Gianluigi Petteni.
dariosauro@espansionetv.it

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