La bella voce di Joan torna a splendere

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Al suo primo album solista Joan Wasser arriva solo nel 2006. Prima di allora, oltre ad essere stata la fidanzata di Jeff Buckley e aver formato con i resti della band di “Mr. Grace” i Black Beetle, Joan aveva collaborato con Antony & The Johnson, Rufus Wainwright e Lou Reed.
Nel 2004 si reinventa Joan As Police Woman e due anni più tardi, dopo un omonimo ep, debutta con Real Life, un lavoro di un’intensità straordinaria. Dieci canzoni le bastano per far emergere la sua splendida voce e la stessa capacità interpretativa dei padri artistici che l’hanno accompagnata fin qui.

Il successivo To Survive è un disco buio, introverso, pieno di dolore; una sorta di ponte per arrivare viva dall’altra parte, sapendo che il sole sarebbe tornato a splendere. Già dalla copertina di The Deep Field, album del 2011, si intuisce che il ritorno alla luce è compiuto: i brani hanno colore e calore, superano con impeto i sentieri delle ballate per lasciare nuovi solchi soul. Impronte così profonde che il nuovo Classic le lastrica d’oro per renderle più agevoli al nuovo traffico di note. 

Joan ha definitivamente esorcizzato i fantasmi del passato, gli amori falliti, l’alcol, la perdita della madre. E la sua musica, seppure prima paradossalmente ne beneficiasse, perché canzoni come Eternal Flame non si scordano, risulta meno oppressa dall’inquietudine.
Joan non è diventata una santa, lo dicono la splendida Holy City e il suo viaggio senza fede a Gerusalemme. Però una ritrovata spiritualità l’ha resa più morbida e la pistola della poliziotta può restare nella fondina, mentre la musica vola alta. Dal vivo, giovedì 10 aprile, alle 19.30, al Teatro Franco Parenti per l’Elita Festival di Milano, preceduta sul palco dai Wild Beast e dai Girls in Hawaii.
Lo “spirito gentile” di Jonathan Wilson, americano cresciuto con la chitarra in mano e la musica nel cuore, era arrivato ad allietarci solo un paio d’anni fa con un disco di grande spessore, una raccolta ricca delle migliori spezie degli anni ’70, con Neil Young a suggerire e Jonathan a cantare fiero una lezione che aveva imparato a memoria. Di quel romantico, notturno e suggestivo Gentle Spirit, sul finire dello scorso anno è arrivato l’atteso bis, Fanfare. E Jonathan, dando conferma che il suo talento non era certo occasionale, non ha deluso. Dalla California, più precisamente da Laurel Canyon – luogo di ispirazione per chi cerca il trait-d’union ideale fra l’epoca d’oro della psichedelia, del country folk, dei dolci anni della “summer of love” e il nostro tempo – Wilson, che utilizza esclusivamente materiale analogico e una strumentazione vintage, ha confezionato un altro disco magnifico, capace di farci sognare e viaggiare sulle stesse strade che il passato ha concesso solo ai più grandi. Suggestioni di un’epoca d’oro che Jonathan riscopre con una classe e una modernità prodigiosi, restituendoci, dopo averlo fatto suo, un sound che regala emozioni. Un’opera d’arte di profonda bellezza che trova, domenica 13 aprile, alle 21, il palco del Teatro Dal Verme di Milano per esprimersi dal vivo.
The Veils, la band rock inglese capitanata dal cantante, chitarrista e compositore Finn Andrews, ritorna in Italia per un tour che lunedì 14 aprile, alle 21, tocca il Circolo Magnolia di Milano. Il quarto e ultimo album della formazione con base a Londra, Time Stays We Go, è stato pubblicato nell’aprile dello scorso anno. Registrate anche in questo caso a Laurel Canyon, con l’ausilio del produttore Adam Greenspan, le canzoni del disco sono state scelte in un ventaglio di oltre 100 brani composti da Andrews dal 2009 in avanti. L’esordio della band risale ormai al 2004 con The Runway Found, l’album che diede il la a una delle più belle avventure british rock del decennio scorso.

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