La Belle époque al Museo delle Dogane di Gandria

Schweizer Zollmuseum

Proseguono le attività del Museo delle dogane svizzero alle Cantine di Gandria, riaperto da giugno nel rispetto delle misure di sicurezza anti Covid-19. L’accesso al Museo è strettamente legato al servizio
assicurato dalla Società Navigazione Lago di Lugano.
Il fascino turistico dei nostri laghi a cavallo fra Otto e Novecento è il tema della
nuova esposizione temporanea allestita al secondo piano del Museo delle
dogane e intitolata «Belle Époque». I laghi prealpini nei manifesti della
Biblioteca nazionale svizzera». La ventina di grandi manifesti turistici d’epoca
esposti in mostra vantano le bellezze dei laghi di Lugano e Locarno e sono un
invito a un viaggio nel tempo, più precisamente al periodo compreso fra il
1880 e lo scoppio della Grande guerra. Allora l’Europa visse una fase di
crescita economica e tecnologica senza precedenti. Un periodo di luci e
ombre, in cui l’ottimismo con cui si guardava al futuro si accompagnava ai
timori per i profondi e rapidi mutamenti della società. La Belle Époque fu
considerata tale forse per sottolineare la parentesi, nella storia moderna, di
un tempo senza sangue, senza vincitori né vinti. Un tempo riflesso anche nei
manifesti pubblicitari e nelle immagini nostalgiche dei laghi al Sud delle Alpi.
Un tempo in cui viaggiare era un privilegio per pochi e il turismo di massa era
un fenomeno ancora lontano.
La mostra, curata da Lorenzo Sganzini, è realizzata dalla Fondazione culture e
musei di Lugano, che gestisce il Museo delle dogane su incarico
dell’Amministrazione federale delle dogane. Le opere esposte provengono
dalla Collezione di manifesti del Gabinetto delle stampe della Biblioteca
nazionale svizzera. Alcuni arredi e strumenti di battelli d’epoca, messi a disposizione dalla Società Navigazione Lago di Lugano, completano
l’allestimento.
«Belle Époque» è il secondo episodio del «Progetto Lìmine», avviato dalla
Fondazione culture e musei nel 2018 con l’esposizione temporanea «Un
piccolo mondo antico» e le attività a questa connesse.
L’obiettivo di «Lìmine» è rafforzare ed estendere la vocazione del Museo delle
dogane. Non solo un museo che conserva la memoria dell’eterno conflitto fra
contrabbandieri e guardie di confine, ma un luogo dove aprire anche una
riflessione più ampia sul tema del confine, sia in una prospettiva storica e
sociale, sia dal punto di vista delle implicazioni antropologiche e artistiche che
comporta. Il progetto mira inoltre a valorizzare l’idea di lago e i caratteri non
solo naturalistici del paesaggio lacustre, e rivolge l’attenzione a quel momento
della Storia in cui il Ticino si è trovato coinvolto, a vario titolo, nei grandi
mutamenti della società moderna: dai moti risorgimentale alla nascita del
turismo internazionale.
Il catalogo della mostra, in edizione bilingue italiano/tedesco, è curato da
Lorenzo Sganzini e contiene oltre quaranta manifesti turistici del periodo fra il
1884 e il 1913. Gli articoli di Lorenzo Sganzini, Susanne Bieri e Lisa Ferretti
offrono al lettore una panoramica sulla storia e le caratteristiche delle
rappresentazioni figurative dei nostri laghi, nonché un ritratto del turista del
tempo, elegante e cosmopolita, che apprezzava il clima e il paesaggio dei
laghi prealpini.
Per tutta la stagione 2020, che si concluderà il 18 ottobre prossimo, il Museo
delle dogane presenta anche una seconda esposizione temporanea sui rischi
della contraffazione delle merci («Non è tutto oro quel che luccica»), promossa
dall’Associazione Stop Piracy di Berna. La mostra permanente ricostruisce
l’attività di doganieri e guardie di confine sia nel passato sia ai nostri giorni.

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