La beneficenza in lire è carta straccia: avvocato scrive a Monti

Al Crocifisso devoluti oltre 16 milioni nella vecchia valuta ma non possono essere cambiati in euro
«Vediamo cosa avverrà. Non escludo una causa contro il ministero delle Finanze e la Banca d’Italia. Non credo che sia stato giusto chiudere ai cittadini, lo scorso 6 dicembre 2011, la possibilità di cambiare le lire in euro».
A parlare è l’avvocato Pier Paolo Livio.
E a monte di questa possibile e clamorosa azione legale, c’è una storia che arriva da Como, e per la precisione dalla Basilica del Crocifisso dei Padri Somaschi.
Qui, un bel giorno, si presentano alcuni fedeli con la volontà di fare beneficenza. Non soldi qualsiasi, però, ma 16 milioni e 200mila di vecchie lire, trovate nelle disponibilità (nascoste in un cassetto) di un parente deceduto.
Una cifra non esorbitante, corrispondente a 8.366 euro, che comunque farebbe un gran comodo alle casse dei Padri Somaschi. Unico problema: la beneficenza viene fatta dopo il 6 dicembre 2011, data ultima indicata dal governo per il cambio delle lire in euro. Quei soldi, insomma, per lo Stato sarebbero carta straccia.
Ed è proprio qui che entra in scena l’avvocato comasco, che con tre missive identiche indirizzate alla Banca d’Italia, al ministero delle Finanze e anche al presidente del consiglio Mario Monti, chiede di poter comunque cambiare i soldi in quanto la scadenza del dicembre 2011 sarebbe (si legge nella missiva inviata) «lesiva dell’affidamento nel termine ordinario di 10 anni stabilito prima del decreto».
In sostanza, il legale – essendo le lire uscite di scena il 28 febbraio 2002 (alla chiusura del periodo di doppia circolazione) – ritiene che la scadenza decennale del 28 febbraio 2012 debba essere mantenuta e non anticipata come invece fatto dal Decreto legge 201/2011 pubblicato dalla Gazzetta ufficiale del 6 dicembre 2011. «L’attività dei Padri Somaschi è riconosciuta come di notevole rilevanza a favore della collettività – scrive ancor al’avvocato nella lettera – La notevole portata del lavoro svolto, in termini di impegno e di risorse economiche investite, mai sufficienti a far fronte al disagio sociale in crescita esponenziale, portano a vedere la donazione di cui è causa come uno spiraglio di luce grazie alla quale sollevare altri casi da un futuro di sofferenza certa». Un auspicio rimasto tale. La prima replica giunta nello studio legale da patre della filiale di Como della Banca d’Italia, infatti, non è stata incoraggiante: «Questo istituto – si legge – non dispone di nessun margine di discrezionalità per riservare esito positivo alla richiesta». Ma il legale non intende arrendersi anche a costo di far valere gli interessi dei Padri Somaschi in altre sedi: «Noi rimaniamo convinti che la scadenza del cambio avrebbe dovuto restare il 28 febbraio 2012. Se ciò non dovesse essere riconosciuto, valuteremo eventualmente una causa contro il Ministero delle Finanze e la Banca d’Italia».
La beneficenza, insomma, non conosce confini: in questo caso, pure sul fronte giudiziario.

Mauro Peverelli

Nella foto:
La Basilica del Crocifisso di Como, dove è stato portato, come beneficenza, un piccolo tesoro di 16 milioni e 200mila vecchie lire

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