La bolla spazio-temporale tra politici e cittadini comuni

Palazzo di vetro
di Emanuele Caso

Abbiamo già affrontato il tema del distacco tra i politici e la gente comune. Quella gente, per capirsi, che ha un lavoro normale (dunque non i giornalisti).
Il fatto, però, è che ultimamente la bolla spazio-temporale in cui è finita ad esempio la stragrande maggioranza degli amministratori di Palazzo Cernezzi, ha prodotto effetti più che sorprendenti. La cosa bizzarra è che molti consiglieri, di destra o sinistra che siano, incontrati pacificamente per strada, al bar o in un ristorante

, sembrano anche persone normali, capaci di parlare di cose normali: la famiglia, il Milan, il meteo, il lavoro, i programmi per la prossima estate. Con loro, riesci ad affrontare tutti questi argomenti normali in maniera normale, con toni normali e opinioni normali. Poi, però, arriva il lunedì sera.
E, con esso, il consiglio comunale. La trasfigurazione si compie. Una volta varcato l’austero portone del Comune, la normalità svanisce, evapora. Quello stesso tuo coetaneo affabile e cortese fuori dalla sala consiliare, là dentro diventa un altro: al solo “ciao” ti piazza due eccezioni procedurali e 4 emendamenti; improvvisamente ti guarda come fossi un soldato sovietico nel pieno di un golpe e denuncia la demagogia e il populismo di quello che per te era soltanto un saluto; subito dopo, su qualunque argomento – dal nuovo lungolago al viagra per tapiri – si lancia in drammatiche e sconclusionate arringhe politiche che incendiano anche i colleghi e protraggono inutili sedute fino ad albe deliranti. E tu, che vorresti solo capire cosa sarà dell’ex Ticosa, scappi lontano, impaurito e sgomento. Nervoso, pure, se pensi che quelle folli serate le hai pagate (anche) tu.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.