LA BRILLANTE OPACITÀ DEL BRACCINO CORTO

di LORENZO MORANDOTTI

Meno viva e sicura la città senza luci
Brilla a Como – sul finire di un anno pieno di delusioni e problemi irrisolti – l’opacità di alcuni commercianti. Cioè esponenti di quella categoria che, in una città – a parole – “turistica”, potrebbe fare la differenza. E comunque gioca un ruolo strategico.
Come è ovvia tradizione nel libero mercato, in quel grande centro commerciale che è diventato negli anni il capoluogo, e in particolare il suo perimetro storico delineato dalle antiche mura, i commercianti passano all’incasso

soprattutto durante le festività natalizie. Cioè quando, tredicesime (o belle speranze in tempi meno grami) alla mano, la capacità di spesa della potenziale clientela è accentuata. E la propensione all’acquisto raggiunge l’apice. È un fatto. Magari triste sul piano dell’etica e dell’effettivo significato spirituale del Natale (in termini di “rinnovamento” laico o di “Natività” per i cristiani). Ma tale rimane, anche quando la morsa della crisi si fa più violenta. Ebbene, in tale contesto e pure considerando le difficoltà economiche apparentemente inarrestabili di questi tempi, da chi è nei fatti uno dei cilindri che fanno andare a regime il motore di Como ci si dovrebbe aspettare di meglio. E qualcosa in più di una semplice chiusura del borsellino di fronte alle spese per le luminarie, sull’onda emotiva dell’urgenza economica tutt’altro che positiva.
Un diniego che non rappresenta nemmeno una rivolta rispetto alla gestione dell’esistente da parte degli amministratori locali, ma pare il solito braccino corto e una masochistica chiusura a riccio, come quando improvvisamente la mano si nasconde nella giacca e sparisce alla vista. Ma qui non siamo alle macchiette in stile Totò, si sta parlando delle possibilità di futuro di un territorio in cui tutti possono e devono avere un ruolo decisivo. E così meno della metà delle vie del capoluogo avrà addobbi luminosi quest’anno, causa le scarse adesioni al progetto.
In tempi di crisi, anche 100 euro Iva inclusa – tale è la quota richiesta ai negozianti – possono far comodo alla tranquillità psicologica, se restano chiusi in cassa. Ma visto che non si vuol fare di necessità virtù accettando parte dei rischi che l’antica arte del commercio comporta, si ha questo risultato. Magro e paradossale per la città di Volta, padre della pila. E che ha tra gli assi nella manica tante immagini di case e palazzi che si specchiano con le loro luci, raddoppiate, nel lago. Spegnere l’entusiasmo e lasciare intere vie al buio quando si dovrebbe almeno tentare di sorridere è atteggiamento autolesionista, perché è proprio nei momenti di crisi plumbea che serve uno scatto d’orgoglio, per sé e, se possibile, per la collettività. Anche illuminare meglio una strada è lavorare per il bene comune. Ma che la città sia restia alla luce lo documenta anche l’abitudine al buco nero che grava su molti quartieri. In questo caso la luce è vitale e basilare tutela di civile convivenza, non è quella voluttuaria che potrebbe riaccendere la voglia di commerci. È il semplice raggio di una lampadina da poche candele che può fare la differenza come garanzia – peraltro a basso costo – sul fronte della sicurezza. E impedire che le tenebre inghiottano un marciapiede o un parcheggio. Evitando così la scivolata insidiosa o, peggio ancora, l’agguato malavitoso.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.